Lesley Gore – Someplace Else Now (Real Gone, 2015)

LG

Tra Elvis e i Beatles, arrivarono le ragazze. Decine (centinaia) di gruppi tutti al femminile, e altrettanti voci soliste, scovate dagli A&R delle major nei college di tutta America e spedite in classifica con la missione di rendere socialmente compatibile la rivoluzione sociale e di costume agitata dal bacino di Elvis. Gruppi come The Shirelles, Martha And The Vandellas, The Supremes, The Ronettes, The Crystal, tutti frequentatori abituali, per circa un lustro tra il 1960 e il 1966, della top ten di Billboard. E soliste, come Lesley Gore.

Scoperta da Quincy Jones quando ancora frequentava l’high school, Lesley arriva in cima alle classifiche con alcuni singoli poi sopravissuti al tramonto dei girls group, spazzati via da anfetamine e psichedelia. Il debutto di It’s My Party (soffiata in corsa alle Crystal di Phil Spector), il sequel (allora) obbligatorio di Judy’s Turn To Cry e l’inno pre-femmnista You Don’t Know Me, utilizzata nella campagna per le presidenziali americane del 2012 per invitare le donne al voto. Un successo di tale dimensione da garantirle, appena maggiorenne ma acchittata come una signora della middle class, un posto nello show, poi film, T.A.M.I., in scena nell’ottobre del 1964 all’Auditorio Civico di Santa Monica, accanto a ragazzacci come i Rolling Stones, James Brown, Chuck Berry.

1964-L-Gore-TAMi-220Roba da far girare la testa a qualsiasi adolescente, ma non a Lesley che, raggiunti i 18 anni, sceglie di iscriversi al college e dedicarsi agli studi di letteratura inglese e americana, laureandosi nel 1968. Una scelta che, di fatto, la cancella dalla mappa delle teen sensation.

Someplace Else Now, per la prima volta in CD, appartiene invece alla breve fase successiva della carriera di Lesley Gore. Pubblicato nel 1972 a oltre dieci anni dai suoi primi successi, cinque dei quali trascorsi in assoluto silenzio discografico, l’album rappresenta il suo sforzo più compiuto di affrancamento dall’immagine di teen idol. Scritto in proprio, in collaborazione con il fratello Michael e con la paroliera Ellen Weston, e pubblicato dalla Mowest di Berry Gordy, Someplace Else Now contiene in potenza, tuttavia, più di quanto ancora oggi riesca ad attualizzare.

E’ un lavoro sospeso tra l’inevitabile attrazione nei confronti dell’autrice Carole King, in particolare dell’epocale Tapestry pubblicato all’inizio dell’anno precedente, e dell’interprete Dusty Springfield, che in passato aveva frequentato i suoi hit adolescenziali dando loro quella impronta di seducente maturità che Lesley, di sette anni più giovane, non poteva ancora esprimere.

Un album ambizioso, quasi un concept, aperto e chiuso da due brevi dichiarazioni tematiche, For Me, l’intro, e For You, l’outro, nel quale a brillare è più l’interprete che l’autrice. La voce squillante, ma non sottile, dell’adolescente che aveva conquistato l’America negli anni Sessanta, ha maturato infatti nuove profondità e colori, e a quella intonazione perfetta, che aveva conquistato Quincy Jones, si aggiungono ora capacità di fraseggio e di controllo particolarmente espressive negli episodi più confidenziali.

La scrittura, invece, complici anche arrangiamenti spesso ridondanti, imprime al lavoro una marcata caratterizzazione pop, allontanandolo complessivamente da quella dimensione blue eyed soul che probabilmente Gordy aveva in mente, e che pure, in alcune canzoni, Lesley Gore riesce a suggerire con il canto.

A Someplace Else Now, che attraverserà le cronache musicale senza fare troppo rumore, seguirà un solo album, Love Me By Name nel 1975, seguito, a trent’anni di distanza, da Ever Since. In mezzo, una costante attività di songwriter in coppia con il fratello, prevalentemente rivolta al cinema e alla televisione, e, nel 2004, la conduzione di un programma per la televisione pubblica americana dedicato ai temi LGBT. Muore il 16 febbraio di quest’anno.

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