Dirk Hamilton Band – Live At The Palms (IAC Records, 2018)

dhb

Dean went to Viet Nam and he never came back/I’m still writin’ songs, I got everything but cash/Don’s now a dentist gettin’ right up inside your face/Dan got married, he’s now a dad, a dad that owns a bass/….Dean Don Dan and me, I’m Dirk (I still pretend this is work).

Ecco partiamo da qui, dalle strofe conclusive della settima traccia, Dean, Don, Dan, di questo Live At The Palms, terzo album dal vivo per Dirk Hamilton, registrato tutto in una notte, il 23 ottobre di dieci anni fa. Dean, Don, Dan, allora una canzone fresca di pubblicazione, al centro della scaletta di More Songs From My Cool Life, è un affettuoso, ironico e tenero al tempo stesso, ricordo dei primi passi di Hamilton nel rock and roll e, insieme, l’affermazione di una appartenenza, di una scelta che ha i contorni di una esigenza. Appartenenza così come la cantava Gaber, una forza che può cambiare il mondo solo con lo slancio di sentirsi ancora vivi. Perché When you’re searchin’ for the heart of soul/ You travel a road nobody knows.

 

Versione 2

Eccolo qua allora Dirk Hamilton, nell’alveo confortevole di un piccolo club di Winters, nella Sacramento Valley, California, più o meno laddove tutto era cominciato, a 33 anni dal suo debutto discografico. Con lui Don Evans, il suo chitarrista sin da quei giorni, Eric Westphal, bassista e produttore dell’album, tra i pochi ad aver co-firmato canzoni con Hamilton e Tim Seifert, per dirla con lo stesso Hamilton, il batterista più sensibile con il quale abbia mai suonato. La stessa Dirk Hamilton Band con la quale, a due anni da questo show, avrebbe messo in scena e pubblicato la celebrazione live di Thug Of Love, la migliore DHB, questo lo diciamo noi, dagli anni Settanta. 

C’era elettricità nell’aria di quella notte di ottobre, che concludeva una giornata tempestata da temporali che avevano buttato a terra alberi e pali della luce. La notte giusta per Hamilton e la sua Band, per un paio di buone ragioni. La prima è che i quattro avevano appena compiuto un giro di concerti nel nostro Paese raggiungendo quella rara condizione nella quale, sistemati i meccanismi dello show, potevano abbandonarsi al piacere di suonare assieme, godendo della sintonia collettiva e dei reciproci contributi. La seconda è che tutto questo si sente, eccome, lungo tutte le tredici tracce di Live At The Palms.

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Centrato sulle canzoni di More Songs From My Cool Life, l’album migliore dai tempi di Yep, caratterizzato da freschezza e semplicità di scrittura e da una felice alternanza di scenari musicali, lo show scorre con sicura confidenza incardinato sulla presenza interpretativa di Hamilton, potente e sensibile, ieratico e indifeso. E al suo servizio, tre musicisti flessibili e in assoluta sintonia con le canzoni, capaci di un passo indietro quando la narrazione reclama la propria centralità, pronti ad interagire con piccoli accenni di luce armonica o graffianti ribattiture ritmiche. 

Ballate elegiache come l’apertura Searchin’ For The Heart Of Soul, rock and roll a chitarre scorticate come Hardball In The Holy Land, country rock irresistibili come Feather, sino al recupero delle classiche Yep, Alias I e Lonely Video, Live At The Palms  è la cronaca di una notte perfetta. Il concerto perfetto.

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