Alessandro Ducoli – Diavoli e Contrari (Cromo Ducoli, 2018)

DC

Fuori il buio preme sulle finestre, e ciò che resta della luce del giorno proietta sui vetri ombre paurose. Sono solo foglie, in realtà, come quelle a terra, che il tempo ha reso tutte uguali tra loro. Ma sembrano mostri, come quelli dietro la porta di casa, mentre dentro, stretto in un abbraccio domestico, c’è un piccolo amore che resiste. Che prova a far finta di niente, ma che prima o poi farà i conti con i propri demoni, le paure, le aspettative. Anzi, li sta già facendo.

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E poi c’è il cane, nelle pagine interne della copertina e, soprattutto, nei titoli e nelle storie che compongono questo Diavoli e Contrari. A volte è la guida di tragitti rivelatori, ma può diventare interlocutore puntuale di dialoghi impossibili, presenza concreta nella confusione della coscienza.

Sì, è un disco complicato Diavoli e Contrari di Alessandro Ducoli, perché ciò di cui tratta, l’amore, è una roba complicata. Uno stream di (in)consapevolezze maturate a partire dall’accettazione della propria debolezza, dei bisogni più inconfessabili, di un bacio. Un atto di coraggio e insieme di vigliaccheria. Una promessa eternamente rinnovata e perdutamente fuggita.

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Sono, queste, canzoni da ascoltare l’una in fila all’altra, proprio come Ducoli le ha apparecchiate, narrate in prima persona, ma specchiate costantemente nell’altra metà di un cielo del quale nulla e il suo contrario si osa dire, perché misterioso nel suo intimo, totalizzante nel suo manifestarsi.

L’amore cantato da Ducoli in queste cronache da divano (la definizione è tratta dalla copertina) è di carne e sangue, di delirio e debolezza, di orgoglio e paura. Ducoli lo scompone e lo rimette insieme, lo celebra con tempeste di parole che sanno farsi suono.

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Parole masticate come un sigaro e restituite come un bacio, sorrette da un corpo sonoro che si piega alla loro evidenza materica, sottolineandone, in un gioco irriverente e fantastico di suoni di festa e di rammarico, di grida e rumori anche irrispettosi, l’apparente non sense, lo straniamento dell’emozione. Perché se c’è qualcosa che sfugge al senso ordinato della logica, è proprio l’eterna danza di due corpi che si attraggono.

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