Blaze Foley – The Lost Muscle Shoals Recordings (Lost Art Records, 2017)

“Primi anni 80. Qualcuno aveva soldi da buttare per un album di Blaze Foley, da registrare a Muscle Shoals…Sapevo che Blaze si sbronzava e prendeva ogni tipo di droga che passava dalle sue parti, ma questo era davvero un bel colpo. Uno studio professionale, turnisti di classe mondiale…lui aveva grandi canzoni…come poteva andare storto?” Così il musicista e produttore Gurf Morlix, amico di Foley e coinvolto nelle session di quello che, se qualcosa non fosse andato storto, sarebbe stato il primo album di un songwriter che nemmeno la pur liberalissima comunità artistica di Austin riusciva ad accettare sino in fondo.

Perché c’erano almeno tre Blaze Foley in giro nelle strade e nei club di Austin, e non sapevi mai quale ti saresti trovato di fronte. C’erano quello gentile, che si prendeva a cuore le persone fragili e abusate, e quello selvaggio che rincorreva l’autodistruzione, come lo ricordava Townes Van Zandt, suo amico e modello di riferimento non solo artistico. E c’era l’autore di canzoni che sublimava i suoi opposti nelle liriche perfette e oneste di canzoni che andavano al cuore delle storie e dei caratteri, canzoni dritte e disadorne, che nessuno, tranne Van Zandt, sapeva scrivere. E tutti e tre vivevano per la strada, avvolti di nastro adesivo, dormendo su divani altrui o sui tavoli da biliardo dei bar che ancora non lo avevano bandito.

Con The Lost Muscle Shoals Recordings andò tutto storto. E nel modo peggiore. Le registrazioni, dieci canzoni tra le più belle che la discografia disgraziata di Foley ci ha poi restituito negli anni successivi alla sua morte, un colpo di pistola sparato dal figlio di un amico di sbronze, sono brillanti, la produzione ricca di toni e colori, con una pluralità di voci strumentali raccolta che restituisce all’autore tutta l’autorevole pienezza di una narrazione superba. Un album perfetto, insomma, manifesto di quell’outlaw country che in quei giorni potevi trovare solo a Austin, ma che nessuno allora riuscì mai ad ascoltare. La quasi totalità delle 500 copie allora stampate venne infatti confiscata dalla DEA, all’interno di un contenzioso che riguardava il produttore esecutivo dell’album. Le poche che si salvarono, Foley le barattò poi, nel tempo, con alcol e sostanze.

Riascoltate oggi, dalla corrosiva Oval Room (scritta con in mente Ronald Reagan, ma adattabile all’attuale cowboy president) alla crepuscolare Rainbow And Ridges (Interstate highways and buses and planes/Only take horses down memory lane/Everything passes what past will there be?), dall’indifesa confessione di My Reasons Why (If only we could read between/The lines that we have drawn/Would we find each other waiting helplessly) alla celebrazione giocosa dei Girl Scout Cookies, le dieci canzoni di The Lost Muscle Shoals Recordings sono un piccolo tesoro ritrovato. Il tempo le ha solo trasformate da outlaw a classic country.

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