Son Of The Velvet Rat – Dorado (Fluff & Gravy Records, 2017)

Per leggere l’America di oggi, occorre uno sguardo straniero. Lo scrive Joe Henry nelle note di copertina di Dorado, sesto capitolo discografico dei Son Of The Velvet Rat. Ha due buoni motivi per farlo, ha prodotto l’album tingendolo della più profonda e fantasmatica essenza Americana e, soprattutto, ha dato corpo e sostanza alla visione, tra romanticismo e letteratura, di Georg Altziebler e Heike Binder, marito e moglie di passaporto austriaco, da qualche anno trapiantati nel deserto di Joshua Tree, in California.

Un luogo che esercita da sempre una irresistibile seduzione nei confronti del rock, da Gram Parsons ai Willard Grant Conspiracy, passando per Keith Richards, John Lennon, Jim Morrison, U2, Victoria Williams, sono decine, infatti, gli artisti che ne sono stati attratti. Forse perché, come raccontava Robert Fisher, nell’apparente imperturbabilità del deserto del Mojave, sempre uguale a sé stesso ad uno sguardo superficiale, si nascondono invece drammi e rinascite, piccole e grandi, cambiamenti anche impercettibili, ma costanti e inesorabili.

Come l’America vista dall’Austria dei coniugi Altziebler, scolpita nella immutabilità di un immaginario letterario, che riletto invece con gli occhi buttati nella maestosa crudeltà del Joshua Tree e le orecchie attente alle voci dei fantasmi di quella Repubblica Invisibile che da Henry Smith in poi in tanti hanno ricercato, può rivelarsi nuova e antica nello spazio di una canzone. Rinnovando il proprio mistero negli echi di voci perdute.

Il fascino delle 10 tracce che compongono Dorado sta proprio nella persistenza evocativa del tessuto strumentale che interagisce, in un gioco di assonanze percettibilmente minimale, con la narrazione polverosa e grave di Georg Altziebler, tra Bob Dylan e Eric Andersen. Una pluralità di voci con violino, ottoni e pianoforte ad aggiungersi a chitarre e ritmica, una ipotesi di Americana, tra mistero e rivelazione, non nuova (e come potrebbe trattandosi di musica che guarda romanticamente al proprio passato identitario), ma certamente non scontata.

Tra gli ospiti anche una ritrovata Victoria Williams, che duetta con Altziebler in uno dei brani più oscuri, Blood Red Shoes.

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