Libero da ogni legaccio – Robert Fisher, 1957 – 2017

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23 novembre, 2016. Siamo stati giù nelle miniere della musica con la testa bassa e non abbiamo partecipato alle discussioni sui social… Loose Music sta per pubblicare per la prima volta la versione in vinile da 180 grammi di Regard the End! La data ufficiale di uscita è il 2 dicembre 2016…giusto in tempo per entrare nel periodo più melanconico dell’anno. E’ l’ultimo messaggio affidato alla Rete dai Willard Grant Conspiracy, brand dietro al quale, da lunghi anni ormai, agiva il solo Robert Fisher, co-fondatore della band e ultimo rimasto a condurre un collettivo anarchico e flessibile che mutava di concerto in concerto, di registrazione in registrazione. Lui, Robert Fisher ne era il regista, il principale autore di musiche e parole, l’unica inconfondibile voce.

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Quanto sia stato melanconico il Natale 2016 di Robert Fisher è dolorosamente facile immaginarlo. Un Natale che concludeva un anno vissuto con una diagnosi oncologica maligna, una sentenza di morte annunciata priva, tuttavia, della data di esecuzione, arrivata poi il 12 febbraio scorso. Non ne sapeva niente nessuno, discografici, fan, promoter. Solo pochi intimi condividevano il destino di Robert, ma a tutti loro era stato imposto il silenzio, mentre lui conduceva la vita di sempre, l’unica per lui possibile, dividendosi tra necessità, il suo lavoro per un colosso dell’industria alberghiera, e passione, la sua musica. Una vita assolutamente ordinaria, una passione straordinaria.

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“Canto da vent’anni” raccontava ad un giornale di Atlanta nel 2000, quando i Willard Grant Conspiracy erano al terzo album, Mojave, una band misteriosa che stava maturando una propria via, folk psichedelica la definiva Fisher, le cui radici affondavano tuttavia nell’avant rock della scena di Boston anni Ottanta. Le prime registrazioni, due EP pubblicati dalla sua etichetta personale, Dahlia Records, nel 1990 e nel 1994, lo vedono frontman della Laughing Academy e dei The Flower Tamers, con Paul Austin al suo fianco. Band decisamente noisy, ritmi serrati e chitarre distorte, ma già orientate allo storytelling, qui necessariamente urlato. Pur nella ferocia del cantato traspariva, infatti, la poetica di Fisher, attratto sin dagli anni della propria formazione da autori come Bukowsky e Brautigan, e più in generale da forme narrative agganciate al linguaggio e all’immaginario popolare, intrise di concretezza e odori del quotidiano, infuse di spiritualità e compassione. Storie che, nella successiva evoluzione folk abbracciata dai Willard Grant Conspiracy, abiteranno luoghi familiari e al tempo stesso misteriosi, racconti aperti che si offriranno alla sensibilità dell’ascoltatore. “Non è poesia”, diceva Fisher, “non voglio che la gente assuma i miei testi come poetici, ma che da essi ricavi una propria personale interpretazione”.

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Era un narratore formidabile, Robert Fisher. Nei dieci album (live e antologici esclusi) che ci ha lasciato come Willard Grant Conspiracy si coglie ora, trascorsi vent’anni dall’esordio fortuito di 3am Sunday @ Fortune Otto’s, il senso di un preciso percorso di decantazione sonora, una ricerca continua di spazio come elemento stesso della partitura e giocato al pari delle voci strumentali, a volte tantissime, che via via viravano sempre più verso l’acustico, affrancandosi dalle perturbazioni rumoristiche pur presenti nei primi lavori. Un distillato che, dal folk psichedelico, gotico e oscuro degli inizi, giocato per dinamiche soniche addizionali, ha condotto alla catarsi narrativa di Regard The End, pubblicato nel 2003, alla sublimazione poetica di Pilgrim Road del 2008, dove è una orchestra classica a dettare i tempi di una narrazione mai prima così imperiosa e solenne, alla poesia visuale di Ghost Republic del 2013, che al ritorno ad una strumentazione acustica coniuga una straordinaria potenza immaginifica.

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Quando usciremo di nuovo per cercare aria e acqua, avremo nuove notizie, ma fino ad allora torniamo al lavoro su Untethered. Abbiamo ancora da scavare prima che la musica sia pronta per essere condivisa. Così si conclude quell’ultimo messaggio dei Willard Grant Conspiracy. Robert Fisher e Dave Michael Curry, il più assiduo tra le decine di musicisti che in questi vent’anni lo hanno affiancato, non sono riusciti a finirlo prima di quel 12 febbraio. “Vorrei aver concluso il missaggio in tempo perché lui potesse apprezzarlo nella sua forma definitiva” ha scritto Curry nella sua pagina FB. Untethered, verbo riferito ad un animale, ad esempio un cavallo, significa più o meno slegato, liberato da un legaccio o da qualcosa che ne impedisce il movimento. Anni fa Fisher mi raccontava di quanto fosse difficile scegliere il titolo di un album. Si corre sempre il rischio, sosteneva, che sia fuorviante o, peggio ancora, stupido. Lui, però, è sempre stato bravo a trovare quelli giusti. Sino alla fine.

L’ultimo show dei Willard Grant Conspiracy, in Olanda nell’autunno del 2015, terminò con una standing ovation. Durante gli applausi Robert si girò verso la band, felice e stupito. “E’ difficilissimo avere una standing ovation in Olanda!” continuava a ripetere poi. In Olanda non so, ma qui da noi, dove Robert ha suonato spesso, anche in acustica solitudine, qualcuna la ricordo anch’io.

Pubblicato originariamente su ilsussidiario.net

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2 risposte a “Libero da ogni legaccio – Robert Fisher, 1957 – 2017

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