Bobby Darin & Johnny Mercer – Two Of A Kind (Omnivore Recordings, 2017)

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Quando la ATCO pubblicò Two Of A Kind, nel 1961, Bobby Darin aveva 25 anni ed una già cospicua carriera alle spalle come autore prima e, soprattutto, cantante poi. Artista dell’anno nel 1960 sulle ali del successo plurimilionario di Mack The Knife, promettente attore cinematografico, Darin era l’uomo nuovo sul quale puntare il futuro dell’industria dell’entertainment pop.

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Quell’industria che Johnny Mercer, di quasi 27 anni più anziano, incarnava invece a tutto tondo. Paroliere e musicista, autore di centinaia di successi, ora standard jazz, fra Tin Pan Alley e Hollywood, Mercer aveva registrato i suoi primi duetti nel 1938 con Bing Crosby e fondato, quattro anni più tardi, la Capitol Records. Con loro, terzo protagonista di questo album, Bill May, signore dello swing, arrangiatore e direttore d’orchestra, dal 1957 e per oltre vent’anni con Frank Sinatra.

Il presente storico e il futuro ipotetico della canzone americana degli anni Sessanta si incontrano oggi di nuovo in questa riedizione, la prima in digitale dal 1990, che aggiunge 7 tracce dalle stesse session che originarono le 13 originali, in un progetto certamente tardivo, ma non per questo fuori tempo, per la freschezza e la modernità degli arrangiamenti e delle interpretazioni dei due crooner.

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Il talento e l’energia di Darin si fondono qui con naturale inevitabilità con l’esperienza e il controllo di Mercer in un gioco, raffinato, spumeggiante e ironico, di richiami continui, tra standard allora poco frequentati di Tin Pan Alley e successi anche lontani dello stesso Mercer da Broadway e Hollywood, come If I Had My Druthers dal musical Li’l Abner, Lonesome Polecat dal film Sette Spose Per Sette Fratelli e Bob White, dal film Hollywood Hotel.

Riascoltato oggi, l’elegante e sardonico dialogo tra due interpreti che il tempo ha cristallizzato nella classicità del Great American Songbook, rivela anche l’inevitabile transizione allora in atto tra la canzone pop così come era andata formalizzandosi sino agli anni Cinquanta e le nuove istanze che provenivano dal rock and roll. Transizione che si avverte nelle derive del camaleontismo di Darin, che qua e là cita con disinvolta eleganza tanto Sinatra quanto Elvis. Un divertissment allora, un presagio oggi.

One of a kind.

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