Tim Buckley – Lady, Give Me Your Key The Unissued 1967 Solo Acoustic Sessions (Light In The Attic, 2016)

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Tutto quello che state per ascoltare, le tredici tracce che compongono questo Lady, Give Me Your Key, registrate mezzo secolo fa da un appena ventenne Tim Buckley, non era destinato ad essere divulgato. Si tratta, infatti, di demo, appunti sonori che provavano a soddisfare un doppio mandato, affidato a Buckley e al suo paroliere Larry Beckett da Jac Holzman, pronto a pubblicare per la sua Elektra il seguito dell’album di Tim Buckley, ed un singolo. Quest’ultimo, in particolare, era una vera sfida per Buckley e Beckett, perché ciò che Holzman aveva in mente era un singolo che non contenesse brani estratti dall’album, ma un 45 giri da lanciare nel mercato folk pop parallelo dei 7 pollici e che obbedisse, pertanto, alle regole non scritte dell’airplay radiofonico.

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Lady, Give Me Your Key, composto da canzoni registrate in due differenti session, ad oggi esistenti solo su nastro (le prime 7 canzoni) e su un unico acetato (le successive 6), regala non solo il piacere voyeuristico di ficcare le orecchie in demo proibiti al pubblico, ma soprattutto di ascoltare, per la prima volta, 7 canzoni successivamente abbandonate, 4 delle quali nell’unica forma ad oggi conosciuta.

Due di queste, Sixface e Contact che aprono il disco, sono tentativi non del tutto a fuoco per il singolo. Brani ponte tra il folk barocco e psichedelico, cui suo malgrado Buckley si era ritrovato confinato dalle scelte di produzione dell’album di debutto, ed una scrittura in evoluzione che guardava ad altre sonorità, più dure e sensuali. Lo strumming nervoso della chitarra, le melodie soffocate di queste due canzoni, sono allora poco più che istantanee di una ricerca in progress tra esigenza narrativa e nuove espressività. Per quel dannato singolo, che non verrà comunque mai pubblicato, vennero scelte invece le due tracce successive, quella che intitola la raccolta e Once Upon A Time, entrambe interpretate da Buckley con intensità e abbandono.

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Marigold e She’s Back Again sono le altre 2 canzoni totalmente inedite. Entrambe a firma del solo Buckley, sono ballate ancora legate al folk revival, caratterizzate da una interpretazione vocale superba a dispetto della qualità imperfetta dell’acetato originale. Completa la galleria delle 7 canzoni orfane, I Can’t Leave You Lovin’ Me, a quei tempi nel repertorio live di Buckley (l’unica altra versione conosciuta, pubblicata nel 2009, proviene infatti da Live At The Folklore Center 1967).

Il resto di queste due demo session, 6 canzoni, superò il test e venne poi, riarrangiato e riregistrato, pubblicato in Goodbye And Hello. Tra queste brillano, per la profondità delle interpretazioni, Once I Was, allora già completa, e I Never Asked To Be Your Mountain, cui il canto di Buckley conferisce aggressività e rivendicazione, poi sublimate nel rimpianto nella versione pubblicata su album. Per ritrovare un’eco di quella dolorosa irruenza, dovranno trascorrere 34 anni, a quel 24 aprile del 1991 quando, sul palco della chiesa di St. Anne a New York, saliva uno sconosciuto Jeff Scott Buckley.

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