Jack Tempchin – One More Song (Blue Elan Records, 2016)

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Da quando ha ripreso in mano la propria carriera, un nuovo contratto discografico a fargli coraggio, Jack Tempchin sembra voler recuperare l’inconsistenza materica di una carriera pigra, bipolare e sparpagliata, sino all’anno scorso rinchiusa nell’alveo protettivo di autore coccolato dalle stelle della west coast, ma dal basso profilo pubblico.

One More Song è il suo terzo titolo discografico in poco più anno e precede di qualche mese un nuovo album, annunciato per il prossimo gennaio, dedicato alle canzoni scritte per gli Eagles e nel corso della sua lunga collaborazione con Glenn Frey, l’amico di una vita.

<> at The GRAMMY Museum on November 21, 2014 in Los Angeles, California.

Una operazione di riappropriazione di canzoni che in alcuni casi hanno fatto la storia del country rock californiano, Peaceful Easy Feeling e Already Gone su tutte, cominciata già lo scorso anno con Learning To Dance e che prosegue anche in questo One More Song, a partire dalla title track, registrata in passato da Kate Wolf e Randy Meisner, e nel repertorio live di Jackson Browne.

Nella quasi totalità dei casi si tratta della prima volta in cui Tempchin fissa su album queste canzoni lontane nel tempo, scritte nella pienezza di una stagione artistica e personale, e l’approccio sembra tenerne conto. Diversamente dal precedente Learning To Dance, che tentava una avventurosa ma non compiuta escursione nella modernità di orchestrazioni digitali, qui Tempchin ritorna al mestiere di una vita, alla pura narrazione, restringendo gli arrangiamenti e la produzione alle voci classiche di chitarra, basso e batteria, scegliendo spesso la solitudine del folker.

<> at The GRAMMY Museum on November 21, 2014 in Los Angeles, California.

Una dimensione intima e sommessa per una narrazione aggrappata ad un filo di voce, anche laddove la dimensione sonora si arricchisce di contributi, anche vocali, sempre misurati. Come dal palco di un piccolo club o dal marciapiede della Quinta Strada di San Diego, dove ancora Tempchin, di tanto in tanto, si esibisce, scivolano hit del passato come Slow Dancing (che Johnny Rivers portò nella Top Ten nel 1977), e canzoni dimenticate come Circle Ties That Bind (nel repertorio live di Hoyt Axton, ma ad oggi inedita), collaborazioni preziose come Old River e I Got Her Right Where She Wants Me (firmate con Bobby Whitlock).

Dritto al cuore del country rock, quarant’anni dopo.

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