Don Conoscenti – Anastasia (Howlin’ Dog Records, 2016)

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Se Taos fosse Los Angeles, questo sarebbe il come back dell’anno. E’ lassù, nelle Sangre de Cristo Mountains, in New Mexico, ad oltre 2 mila metri di altezza, che ha trovato rifugio Don Conoscenti, dopo trent’anni di vagabondaggi, personali e artistici, tra Chicago, Vermont, California, Atlanta, Oklahoma, Colorado. Ed è a Taos che, abbandonata la musica per oltre un decennio, è nato e ha preso forma Anastasia.

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Un album che riannoda fili spezzati anzitempo, a quindici anni da quel Paradox Of Grace, sino a ieri ultimo lavoro in studio, nella reinvenzione di brani del passato posti accanto a canzoni scritte, invece, per l’occasione. 14 tracce nelle quali, per la prima volta in maniera compiuta, Conoscenti esplode la propria ricca multidimensionalità stilistica ed espressiva di storyteller sensibile, chitarrista prodigioso e multistrumentista eclettico.

14 tracce per le quali, una per una, Conoscenti elabora arrangiamenti con ampi spazi strumentali, affidati alle voci soliste di chitarre, le sue, elettriche e acustiche, sax, tastiere, duetti vocali e armonie, sontuose partiture d’archi. Un suono pieno e dinamico, modellato sullo storytelling, che guarda ad un ampio spettro di suggestioni tutte anni Settanta, da Jackson Browne agli Steely Dan, da Elton John al duo, oggi dimenticato, England Dan & John Ford Coley.

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E per la prima volta in vita sua, non fa tutto da solo. Gettate le fondamenta negli studi dell’etichetta Howlin’ Dog Records, il resto è stato un lungo e accurato lavoro a distanza di messa a punto dei tanti contributi vocali e strumentali, da parte di session di lusso come i songwriter Eliza Gilkyson, Kevin Welch, Ellis Paul, Dan Navarro, e musicisti come Richie Cannata, il sax di Billy Joel nei Settanta, e Paul Buckmaster, artefice del successo del primo Elton John, cui si devono le classicheggianti ed ariose orchestrazioni.

Il risultato è un album ricco e colorato, scanzonato ed elegiaco insieme, il cui baricentro sono le canzoni, trattate tuttavia con grande libertà nelle dinamiche di arrangiamenti fantasiosi e di respiro, che ne dilatano spesso gli originari confini stilistici in una luminosa sovrapposizione di voci e colori.

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Ma anche un album coeso, dove i brani del passato, la splendida title track, ad esempio, o Ariana e, ancora, The Other Side, tutte orchestrate da Buckmaster, si saldano con intima coerenza con le pagine di oggi. Due su tutte, la splendida What Else I Could Do, ballata western trasfigurata dagli archi del team maestro Buckmaster, e Smith Road, raffinato blues a la Steely Dan.

Taos non è Los Angeles, Anastasia è un capolavoro.

 

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Una risposta a “Don Conoscenti – Anastasia (Howlin’ Dog Records, 2016)

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