David Bowie Is, una mostra al futuro

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C’è un oggetto, tra i circa 300 raccolti dai curatori della mostra David Bowie Is, sino al 13 novembre al MAMbo di Bologna unica tappa italiana, che rischia di passare inosservato, ma che racchiude, nel ristretto di una dimensione tascabile, il senso del percorso artistico di Bowie.

Part 1

Si tratta del primo numero di un magazine inglese, The Story of Pop, pubblicato nel 1973, un progetto editoriale ambizioso che si proponeva di raccontare l’appena conseguita maturità del rock, tra storia ed attualità. La ragione per la quale questa copia, non particolarmente rara, è stata selezionata per questa mostra multimediale, ricca e suggestiva, sta nella copertina che ritrae, con una intuizione che rasenta la genialità, i volti affiancati di Elvis Presley e di David Bowie. Il primo ritratto nei suoi vent’anni, indiscusso Re del Rock and Roll, il secondo appena più adulto, con il make up di Aladdin Sane, entrambi introdotti dalla testata The Story Of Pop.

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Andate a cercare quel giornale e date uno sguardo tutto attorno. I costumi di scena, gli schermi televisivi con i videoclip, il wall che rimanda l’esecuzione di Starman a Top Of The Pops del 1972 con la tuta di Ziggy proprio di fronte a voi, le tele del periodo berlinese, tutto quanto qui esposto parla la stessa lingua di quella copertina, che rappresentava plasticamente ed inconsapevolmente passato e futuro della musica pop, accomunati entrambi da una istanza instancabile di mutazione, travestimento, ibridazione continua di culture e linguaggi.

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Bastano un paio d’ore, dense di suggestioni visive e sonore, per rendersi conto che tutto il talento di Bowie, disseminato con generosa bulimia artistica tra musica, cinema, teatro, pittura, disegno, moda, make up, ha costantemente espresso concrete ipotesi di futuro, tuttora inesaurite e certamente non archiviabili. Un senso di infinitezza che viene rimarcato dalla scelta dei curatori che fermano il percorso espositivo, con pochissime eccezioni episodiche, all’incirca alla conclusione del secolo scorso.

Solo la morte biologica di Bowie è, infatti, compatibile con una celebrazione museale, non altrettanto, invece, il suo lascito artistico, la cui futuristica contemporaneità è concretezza esperienziale anche per il visitatore più distratto. E i curatori lo sottolineano sin dalle prime tappe del percorso espositivo quando, indossate le cuffie, è lo stesso Bowie a condurci attraverso le prime sperimentazioni nella cultura inglese degli anni Sessanta, tra letteratura, teatro e musica jazz non compresi in sé, ma assimilati per contaminazioni.

1.-Striped-bodysuit-for-Aladdin-Sane-tour-1973-Design-by-Kansai-Yamamoto-Photograph-by-Masayoshi-Sukita-Sukita-The-David_-Bowie_Archive_20121-1

Spettacolare e intimo, nella contrapposizione di costumi di scena, spezzoni audio di interviste, musiche ed immagini pubbliche con quadri, bozzetti di scena, progetti grafici per copertine, manoscritti e piccoli oggetti privati, il percorso della mostra restituisce una prima ipotesi di lettura alla attualità di un lavoro che solo la distanza storiografica riuscirà, forse, a riunire in un corpo organico. Un progetto artistico totale e totalizzante, attuato da Bowie sulla propria carne e nella propria psiche, fisico ed intellettuale, disturbante e liberatorio, capace di intercettare, nella contemporaneità dei linguaggi e dei feticci del presente, ipotesi futuristiche interculturali e transienti.

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C’è tutto questo in David Bowie Is e, probabilmente, molto altro. Tutti i David Bowie che ognuno di noi, in questo troppo breve mezzo secolo di cammino artistico, ha saputo intercettare e quelli che ancora verranno, enigmaticamente profetizzati in , il suo temporaneo e bellissimo testamento discografico.

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4 risposte a “David Bowie Is, una mostra al futuro

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