5 luglio 1954, il giorno in cui nacque il rock and roll.

Sun

5 luglio 1954, il punto zero nella storia del rock and roll. Una convenzione, certo, chè di giorni in cui è nato il rock and roll ce ne sono abbastanza per ricavarne un piccolo calendario, ma tra tutte questa pare proprio quella con più fondamento, perché se è vero che (We’re Gonna) Rock Around The Clock nacque durante una session il 12 aprile 1954, è anche vero che nessuno allora si accorse di quella canzone e di quel pacioso rock and roller, Bill Haley, almeno sino a quando quella canzone non venne inserita nei titoli del film The Blackboard Jungle giusto un anno dopo.

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Il 5 luglio 1954 una coppia di musicisti in cerca di una occasione ed un dilettante di bell’aspetto che in vita sua aveva registrato un solo acetato più per gioco che altro (per tre dollari e 98 centesimi più le tasse), si ritrovano in un piccolo studio di registrazione. Lo studio è quello della Sun Records, una piccola etichetta guidata da un grande visionario, Sam Philips, e i tre sono Scotty Moore, una chitarra che sognava Chet Atkins, Bill Black, un contrabbasso rudimentale ma potente come un rullo compressore, e lui, il ragazzo delle consegne di un negozio di materiale elettrico, con mezzo chilo di brillantina sui capelli e una voce nascosta da qualche parte.

Ci vogliono parecchie prove perché i tre si annusino, e la serata sta per concludersi con una coca cola e un po’ di delusione. Lui, il ragazzo delle consegne, non ci sta e mentre gli altri aspettano che Philips mandi tutti a casa, attacca una canzone che era solito spacciare per sua quando cantava per gli amici. “Improvvisamente” ha raccontato Scotty Moore a Peter Guralnick “cominciò a cantare questa canzone, così, saltando tutt’attorno e facendo un po’ il matto; Bill prese il contrabbasso e cominciò a fare il matto anche lui, quindi anch’io mi misi ad andargli dietro. Sam…ficcò la testa in studio e disse: Che fate?Non lo so, risposi”.

EP

La canzone era un vecchio blues di Arthur Big Boy Crudup, That’s All Right, e il ragazzo delle consegne aveva un nome che a Scotty Moore sembrava quello di un marziano, Elvis Presley. Non arrivava da Marte, ma dalla porta accanto, ma su Marte spedì da subito tutti quanti, a partire dagli ascoltatori della radio WHBQ di Memphis, che sentirono quell’acetato il giorno dopo e intasarono i centralini della radio.

EP2

Nasce così la leggenda di Elvis Presley e con lui il rock and roll, come oggi lo conosciamo; nasce da un gesto spontaneo, quasi una reazione alla tensione accumulata nel dover provare a tutti i costi a sé stesso, ma soprattutto a Philips, di essere un cantante come gli altri, mentre invece ciò di cui Philips aveva bisogno, ciò di cui il rock aveva bisogno, era di uno che non cantasse come nessun altro, di un bianco che cantasse come un nero. Tutto molto semplice, raccontato oggi, tutto molto rivoluzionario, solo ad immaginarlo allora.

Elvis At Sun, la più essenziale tra le antologie che negli anni hanno rimescolato i nastri della Sun Records, comprende That’s All Right e altre diciotto incisioni effettuate nel breve periodo in cui Elvis fu legato alla Sun, cui le più avanzate tecniche di digitalizzazione hanno regalato pulizia e brillantezza di suono sin qui mai udite. Queste diciannove pietre miliari come Blue Moon Of Kentucky, Good Rockin’ Tonight, Baby, Let’s Play House, Mystery Train, più o meno la metà esatta di quanto registrato da Elvis per la Sun Records, sono rock and roll prima del rock and roll, l’eccitante rivelazione in progress di un talento che sta sbocciando, una intuizione prima ancora di un gesto e della sua massificazione.

E’ una convenzione, certo, e Elvis non ha inventato il rock and roll (ma davvero, accanto ai re e agli architetti, esiste anche l’inventore?), ma dentro a queste tracce (anche una sin lì inedita Shake, Ratte & Roll) proposte qui nell’esatto ordine in cui furono registrate, c’è tutta la selvaggia fragranza di una scoperta che si compie in diretta, l’innocenza del diavolo.

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