La C.I.A. ci spia, ancora

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Metti una sera in un borgo arrampicato sulle montagne tra Emilia e Toscana. Una piazzetta, anzi Piazzetta con l’orgogliosa maiuscola, dove a fatica riescono a strizzarsi quattro automobili, e sulla quale si affacciano, in armonica contrapposizione, la Casa del Popolo e un Oratorio del 18° secolo. E sul sagrato di quell’Oratorio mettici pure due rack di chitarre, una batteria, un basso, una tastiera. Anche da qui, da Rasora, frazione di neanche novanta residenti, è passata la musica ribelle di Eugenio Finardi, che quest’anno celebra i 40 anni di Sugo (ri)portandolo in giro per tutta Italia, mischiando alle canzoni di quell’album pagine comunque lontane.

Finardi 1

Pagine che, tutte assieme, riattualizzate nell’epifania del concerto, provano a restituire il senso di un percorso artistico muovendo proprio dalle sue radici, musicali e politiche. E misurandone gli scarti, soprattutto tra la progettualità ideale e le evidenze del presente.

Da qualche parte, su queste pagine, ho scritto della necessità e dell’utilità di una canzone, o di un’opera d’arte. Ecco, Finardi, il compagno Eugenio come lui stesso si è presentato alla gente di Rasora, è un artista che ha voluto sporcarsi le mani, affidando alla musica i propri ideali, non solo artistici ma politici, per proporre una visione del mondo.

Finardi 4

Un contributo indiscutibilmente utile allora, stagione nella quale la visionarietà si accompagnava ad un nuovo umanesimo, drammaticamente necessario nell’oggi del liberismo finanziario. E la ribellione alimenta ancora quelle canzoni, anche quelle formalmente e tematicamente più lontane come Ninna Nanna, perché frutto di una visione artistica libertaria e collettiva, che ha saputo anticipare una via tutta italiana alla canzone d’autore rock. Una sintesi, attualissima, tra l’intellettualità di approccio ad un ampio spettro di linguaggi musicali e il poetico pragmatismo di una nuova forma di canto popolare, rivoluzionario e aperto al futuro.

Finardi 2

Non poteva esserci, allora, cornice migliore di una piccola Piazzetta in mezzo ai boschi dell’Appennino, per rimettere in circolo antiche nostalgie e nuove ribellioni. Cantando di gioia e di rivoluzione, canzoni come Oltre Gli Anelli Di Saturno, Diesel, Sulla Strada, Oggi Ho Imparato A Volare, Soldi, Voglio, Dolce Italia, La C.I.A., Musica Ribelle, La Radio, Extraterrestre e una ruvida cover di Hey Joe.

C’era un’aria strana a Rasora, in quella notte di fine giugno. Come se gli anni Settanta, al pari della C.I.A., non fossero mai andati via. Per la cronaca, poche ore prima, in un altro circolo Arci a Bologna, 500 delegati da tutta Italia eleggevano il primo segretario del nuovo PCI (senza interpunzione).

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