David Corley – Lights Out (CRS, 2016)

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Sporco e arruffato, viscerale e urgente, il secondo capitolo di David Corley, un maxi EP di sette canzoni lungo tanto quanto un LP del secolo scorso, si scosta dal meditato distillato di timbri e tempi narrativi che caratterizzavano l’esordio, di appena un anno fa, di Available Light, pur mantenendone il tratto più distintivo. Se allora, infatti, la riscrittura consapevole di linguaggi rock blues riconducibili ai songbook di autori come Lou Reed e Tom Waits facevano di Available Light un instant classic cantautorale, qui l’istantaneità attiene più alla forma che alla sostanza, trasformandone le imperfezioni in impaziente verità, nella prevalenza dell’urgenza sulla definitività, anche transitoria.

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Non è, tuttavia, la sola discontinuità che Lights Out marca dal suo predecessore. Il lungo apprendistato di Corley, che ha atteso l’età della pensione per svelarsi al mondo, la ricerca di una propria voce per sublimazione di quelle che ne hanno, nel tempo, orientato i tentativi, rivelano qui nuove ispirazioni. Lontane l’un l’altra, come il garage rock e il country soul, che trovano tuttavia, pur nella precarietà di un lavoro non definitivo, una propria univocità nell’incedere autorevole, tra canto e parlato, della narrazione di Corley.

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Al garage appartengono la nevrosi irruenta dei piani inclinati di Lightning Downtown e Dividing Line, lungo i quali, per istinto, la band sembra cercare la propria direzione, al country soul il dolente bofonchiare di Pullin’Off The Wool. E ancora, il gioco sapiente e inevitabile delle appropriazioni continua qui con gli echi di Jackson Browne nella linea melodica di Down With The Universe e nel quasi cantato, recitato con abbandono, di Blind Man, tra Greg Brown e Kris Kristofferson.

 

Un procedere apparentemente senza direzione, sottolineato dalle frequenti incertezze delle due band, una olandese e una americana, che hanno provato a seguire Corley lungo queste sette canzoni. La bussola, in realtà c’è, una bussola interiore che solo Corley sa intuire e, a volte, a leggere con chiarezza. Quando avviene, quando tutto arriva a sintesi, ecco la ruvida solennità di ballate inquiete ed emotivamente dense come Watchin’ The Sun Go e Under A Midwestern Sky.

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