Bob Dylan – Fallen Angels (Columbia, 2016)

FA

C’è un album che compie quest’anno mezzo secolo di vita. Di per sè non è certo un primato, ma quell’album si intitola Blonde On Blonde. Tra chi ne ha festeggiato il compleanno c’è anche la rivista Mojo, che ne ha appena pubblicato un tributo in uno squillante doppio vinile, ovviamente biondo. Il suo autore, Bob Dylan, compie in questi giorni 75 anni. A lui, da una sommaria ricerca in rete, sono state dedicate decine di tributi, oltre una settantina considerando solo le antologie collettive, più di duecento se si contano anche i progetti solisti.

Oggi, cinquant’anni e trenta album da Blonde On Blonde, ciò che Dylan ha scelto di cantare, e per la seconda volta consecutiva, sono canzoni tratte dal grande libro del pop americano. Ancora una volta parole non sue, melodie antiche, in alcuni casi anche più vecchie dei suoi 75 anni, canzoni che hanno vissuto più di una stagione. Tutte, o quasi, già interpretate da Frank Sinatra nell’arco della sua intera carriera, dagli esordi, negli anni Quaranta, di Melancholy Mood e Polka Dots And Moonbeams, agli anni Ottanta di It Had To Be You.

Bob-Dylan-Facebook

Fallen Angels, dunque, come un sequel di Shadows In The Night? Non esattamente, o meglio, non del tutto. L’anno scorso Dylan aveva usato le canzoni ribaltandone la prospettiva, affrontandole con la consapevolezza della senilità e svuotandole della passione giovanile di Sinatra per riempirle dei propri rimpianti, agendo con forza sulla qualità colloquiale di un crooning che pure mostrava tutta la sua rugosità, e sulla destrutturazione impressionistica degli arrangiamenti. Qui, invece, pur mantenendo una paletta di colori strumentali ridotta alla abituale dimensione da palco, Dylan pare lasciarsi condurre dalle canzoni. E con blando trasporto.

Se la languida dimensione sonora di Fallen Angels, che è già stata descritta oscillando tra la colonna sonora di un film di Woody Allen o l’after hour di un club a mezza via tra l’East Village e un bar di una Anytown texana, sembra invitare alla danza, Dylan pare invece cantare ad una sala vuota. Un crooner disincantato che ha consumato quelle canzoni che, solo lo scorso anno, sembravano aver consumato lui.

Bob-Dylan-Receives

Ma forse sono solo nuance. Lo scorso anno, quando Shadows In The Night scombiccherò tutti i pregiudizi su di lui, Dylan si lamentò che lo stesso trattamento non venisse riservato agli altri interpreti del grande songbook americano. “Nelle mie recensioni, vanno a guardare sotto ogni pietra e riportano ciò che trovano”. In fondo, oggi come allora, Dylan ha scelto di cantare canzoni, belle canzoni, che appartengono alla sua cultura tanto quanto alla nostra di uomini dell’Occidente. Canzoni che parlano d’amore con un garbo desueto, ma anch’esso di universale comprensione. Spegniamo le luci e scivoliamoci dentro.

 

Annunci

Una risposta a “Bob Dylan – Fallen Angels (Columbia, 2016)

  1. Pingback: Bob Dylan – Triplicate (Columbia, 2017) | music bin·

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...