Kate Campbell – The K.O.A. Tapes Vol. 1 (Large River Music, 2015)

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Storyteller d’altri tempi per la cura letteraria e la profondità simbolica dei suoi testi, ma anche per la frequentazione erudita dei linguaggi popolari della musica del Sud degli Stati Uniti, Kate Campbell rivendica con questo nuovo album piena appartenenza a questi giorni mutevoli. The K.O.A. Tapes Vol. 1, suo quindicesimo lavoro, è infatti una gallery di istantanee, selfie sonori scattati con l’iPhone, o con giusto un paio di microfoni, nel salotto di casa o in dimore occasionali, e solo in pochi casi sottoposti poi ad un successivo lavoro di overdub strumentale.

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Insomma, la tecnologia attuale del mordi e fuggi applicata, invece, alla durevolezza di un supporto che appartiene al passato, in questo caso il CD, dentro al quale, con il gusto letterario che sin dagli esordi ne ha orientato le direttrici artistiche, Kate Campbell infila una propria visione dell’America. L’acronimo, infatti, sta per Kate On America, e per raccontarla, Kate si affida ad un antologia di vecchie pagine, sue e altrui, con qualche scelta che da una come lei non ti aspetti. Come la Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, l’inno del southern rock, che Kate sceglie per chiudere l’album, spogliandola di tutta l’elettricità e mantenendone l’anima neonatale di tenera love song.

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Ma l’America cantata da Kate Campbell è anche quella di Paul Simon (America), di Kris Kristofferson (Me And Bobbie McGee), di Johnny Cash (I Am A Pilgrim) e di stranieri come Richard Thompson, del quale sceglie l’emblematica From Galway To Graceland, e Leonard Cohen (Passing Through). Scegliendo, per tutti, un approccio minimalista che restituisce alle parole la qualità maieutica originaria. E ai loro sguardi Kate Campbell incrocia il proprio, sfogliando i lavori passati e ripescando, da questi, piccole gemme come Strangeness Of The Day (Monuments, 2003) e The Locust Years (dal debutto Songs From The Levee del 1994).

A queste, e alle cronache altrui, Kate Campbell riserva il suo abituale blend di country, gospel e folk music, con qualche inserimento strumentale da parte di pochi ospiti eccellenti, tra i quali Spooner Oldham all’Hammond B3, Sally Van Meter al dobro, Steve Smith al mandolino, John Kirk al violino.

Nella antologia dei lavori sin qui pubblicati da Kate Campbell, The K.O.A. Tapes Vol. 1 può sembrare, ad una lettura frettolosa, puramente accessorio. Ma ciò che ne caratterizza, per sottrazione, il gesto creativo, ne amplifica la sua qualità migliore. Risolte le (pre)occupazioni di scrittura e semplificata la produzione, ciò che resta è la sensibilità interpretativa di Kate Campbell. Anche questa, roba d’altri tempi.

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