Penny Nichols – Golden State (Pensongs, 2015)

Penny-Nichols

C’è tutta una vita dentro al cartoncino che avvolge le dodici canzoni di Golden State. Una vita interessante per i tempi, i luoghi nei quali è andata svolgendosi e per le scelte che l’hanno orientata. Penny Nichols, oggi una dolce signora con i capelli bianchi, vive nella Valle dell’Hudson, upstate New York, storica enclave artistica nella quale è nato l’album, ma tutto qui rimanda alla California, alle sue origini, familiari e artistiche.

C’è l’infanzia, sparsa a zig zag nelle valli attorno a Los Angeles, nell’affettuoso splendore di una dolce mexican song, Guadalupe, ricordo delle sue diverse tate, e nell’amorevole ironia di un talkin’latineggiante, Poco Al Poco, dedicata al fratello maggiore. Ma c’è, soprattutto, l’educazione artistica e sentimentale di Penny Nichols.

Penny_Nichols

Con Leanin’ Back And Laughing, una delle sole tre canzoni non a sua firma, siamo in piena Orange County, 1966. Quando incrociava la sua chitarra con compagni di palco come Jackson Browne, Tim Buckley e Steve Noonan, autore di questa ballata folk magnetica dal respiro psichedelico, dilatato poi nella successiva Kick The Can. Educazione artistica che passa attraverso un tour in Vietnam e, nel 1967, la Summer Of Love di San Francisco, il debutto discografico con Penny’s Arcade e ancora, trascorso un anno, la Los Angeles del music biz. Tutto prima dei vent’anni, come Penny Nichols canta nel lieve errebì Stevie Wonder, candido racconto di un incontro tanto inatteso quanto paralizzante, dal chorus virale.

Accanto a Wonder, nelle canzoni di Golden State echeggiano i nomi di Tim Buckley e Janis Joplin, di concerti e controcultura, di cortei anti Vietnam. Tempi difficili, canta Penny Nichols, ma al tempo stesso irripetibili ai quali l’intero album guarda con dolce rimpianto, nell’intreccio narrativo di amori personali e emozioni collettive. Come nella splendida ballata west coast One & Only Life, il manifesto tematico di Golden State.

Musicalmente bilanciato tra acustico ed elettrico, con le chitarre cristalline della Nichols e di Vito Petrocitto, e le linee di basso di Mark Dann, in evidenza, Golden State vive della dolce precisione del canto e di soavi armonie vocali. Ma, soprattutto, di una scrittura melodica sapiente, che dalla West Coast arriva al Brill Building, attraversando i luoghi e le stagioni che hanno definito la canzone d’autore confessionale. Carezzevolmente retrò.

Postfazione. La foto in bianco e nero inserita nell’articolo mi ha tratto in inganno. Penny è sempre bionda. E non cercatela upstate New York perchè, nel frattempo, è tornata in California, il Golden State al quale da sempre appartiene.

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Una risposta a “Penny Nichols – Golden State (Pensongs, 2015)

  1. Pingback: Penny Nichols – Orange County, Vietnam, Buddismo e dintorni | music bin·

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