Fluttuare, forse esistere. Lo strano caso di Connie Converse

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Elisabeth Eaton Converse, Connie per gli amici, avrebbe oggi 91 anni. Il condizionale, in questa vicenda, non è una scelta formale. Le sue ultime tracce, infatti, risalgono all’agosto del 1974 contenute in alcune lettere alla famiglia nelle quali Connie, raggiunti i cinquant’anni, depressa e con problemi di salute, dichiarava l’intenzione di cambiare vita. Spedite le lettere, Connie svuota il suo appartamento di Ann Arbor, Michigan, e svanisce nel nulla.

Ciò che rende interessante questa storia, di per sé non unica, è che Connie Converse, prima di Ann Arbor, aveva vissuto per oltre una decina di anni al Greenwich Village, New York, dove aveva tentato di affermarsi come songwriter. Ma le sue canzoni, registrate perlopiù nel proprio appartamento, non raggiunsero mai un pubblico più vasto di qualche “dozzina di persone in tutto il mondo”.

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Sino a sei anni fa, quando, con il titolo How Sad, How Lovely, viene pubblicata una raccolta di alcune sue registrazioni, rieditata poi lo scorso anno anche in vinile. Stampa specializzata, speciali radiofonici, la pubblicazione di How Sad, How Lovely riporta brevemente Connie nell’agenda dei media americani, per la prima volta da quell’unica sua apparizione televisiva, nel 1954, ospite del The Morning Show di Walter Cronkite per la CBS.

Al di là del valore intrinseco di quelle registrazioni, dalla patina antica e amatoriale, al di là delle stesse canzoni, acerbo archetipo di folk dalle ambizioni letterarie, tutta la storia diviene in fretta un cold case giornalistico, pur non privo di fascinazione narrativa, sia per la singolarità di una artista che anticipava, inconsapevolmente, la grande rivoluzione del folk cantautorale, sia per il mistero che la avvolge da oltre 40 anni. E che invece, curiosamente, si è riaperto in questi giorni proprio qui in Italia, sulle pagine di un quotidiano a diffusione nazionale.

Cos’è che ha riscaldato una storia fredda al punto da convincere la stampa generalista a preferire alle veline delle major questa oscura cantautrice, la cui unica raccolta di canzoni è stata pubblicata, e dimenticata, nel 2009? E’ stata fatta luce sul mistero della sua scomparsa?

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No, Connie Converse non è riapparsa dal buio nel quale si è infilata 42 anni fa. La luce su di lei, invece, l’ha riaccesa Spotify, che ha inserito nel proprio catalogo quelle tracce di How Sad, How Lovely, disponibili da sei anni in CD e dall’anno scorso in vinile. Non è, questo, il paradigma perfetto dello stato della musica al tempo degli stream? Canzoni che esistono solo e quando dematerializzate, album che diventano headline news solo quando vengono dispersi in file e ridotti ad algoritmi, sparpagliati nelle nuvole digitali.

Come Connie, in fondo, che forse ha (ri)cominciato ad esistere solo quando si è dematerializzata agli occhi del mondo.

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