Buck Owens – Buck’Em Volume 2 The Music of Buck Owens, 1967 – 1975 (Omnivore Recordings, 2015)

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Seconda parte di una antologia inaugurata due anni fa da Buck’Em The Music of Buck Owens 1955 – 1967, questo doppio CD, 50 tracce una decina delle quali dal vivo più qualche rara registrazione, ma nessun inedito, copre gli ultimi anni attivi di Buck Owens, recuperato ad artista di culto solo verso la fine degli anni Ottanta dai nuovi artisti country di quei giorni. Su tutti, Dwight Yoakam, che proprio a lui e al suo Bakersfield sound si rivolse per rivitalizzare la country music dalla omogeneizzazione dell’industria di Music City, Nashville.

Se le fondamenta del suo Bakersfield sound erano già state poste, una miscela elettrica di rock and roll, honky tonk e country che nella prima metà dei Sessanta rivoluzionò le classifiche e riportò la musica country più vicino a quell’America di cui ambiva cantare, negli otto anni cui guarda questa raccolta Owens registrò il suo picco di popolarità. Star televisiva con lo show Hee Haw, che andrà in onda per 24 stagioni, ambasciatore dell’American music in tutto il mondo (qui sono testimoniati i suoi tour in Giappone, Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia), sino al 1974 Owens non smise di cercare nuove direttrici musicali per la sua country music, riuscendo comunque ad entrare regolarmente in classifica.

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Come la psichedelia di Who’s Gonna Mow Your Grass, il country rock di Down In New Orleans, il blue eyed soul di Today I Started Loving You Again, un brano di Merle Haggard a due voci con la cantante soul Bettye Swann, l’intima rilettura di Bridge Over Troubled Water, la sperimentazione di I Wouldn’t Live In New York City, una country ballad con la voce di Owens registrata direttamente nella 46° strada, il rock and roll di Johnny B. Goode (dal vivo a Londra). Accanto a classici del suono Bakersfield come Ain’t It Amazing Gracie, Streets Of Bakersfield, I’ Ve Got A Tiger By The Tail (dal vivo alla Casa Bianca) e Tall Dark Stranger (da un tour scandinavo), questa antologia si sofferma anche sul lato più folk di Owens, evidente nella rilettura cajun di The Battle Of New Orleans e nel bluegrass di Ruby (Are You Mad).

Se da solo, ovviamente, non è sufficiente a raccontare ai neofiti chi è stato Buck Owens, Buck’Em Volume 2 è comunque un notevole lavoro antologico che ha il pregio, soprattutto, di non ridurre Owens al semplice elenco dei suoi hit. Tentazione che sarebbe stata, peraltro, più che giustificata dagli oltre venti numero 1 collezionati da Owens e dai suoi Buckaroos negli anni Sessanta e Settanta, e dalle decine di altre canzoni finite comunque nella Top Ten.

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