Bob Dylan – 1965-1966 The Best Of The Cutting Edge (Columbia, 2015)

Album Artwork

Alla fine del 1964 Bob Dylan non era ancora Bob Dylan. Era stato il rock and roll kid diplomato nel 1959 alla high school di Hibbing che da grande voleva “eguagliare Little Richard”, l’hobo sulle tracce di Woody Guthrie nei caffè di Dinkytown, il quartiere bohemien di Minneapolis, e poi del Greenwich, New York, dove arriva nel gelo del gennaio 1961 con gli abiti di un misterioso folk singer dal passato rocambolesco e dal futuro predestinato, ma non prima di aver vissuto la vita di Elston Gunn, pianista di rock and roll. Alla fine del 1964, tutto questo costituiva il passato di Dylan, un passato già artisticamente remoto. Ora era il profeta della nuova generazione, il cantante di protesta, il Vietnik, l’artista che aveva mostrato il futuro a tutta la comunità folk, molto più e oltre una semplice scena musicale. Identità ricercata quanto imposta, bloccata (per sempre?) nell’inno di Blowin’ In The Wind. E della quale era impaziente di liberarsi. “Stavo cantando un mucchio di canzoni che non volevo suonare” avrebbe confidato più tardi, nel 1966, al critico Nat Hentoff.

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A Dylan bastano tuttavia 14 mesi per ribaltare, fragorosamente, tutto e riappropriarsi della propria enigmatica identità d’artista. Il capitolo numero 12 delle Bootleg Series che contiene, diversamente antologizzate, le registrazioni effettuate in quel periodo, è insieme la cronaca della decostruzione del mito del profeta e della invenzione di un nuovo artista, di una nuova musica. In quei 14 mesi registra infatti tre album, Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e il doppio Blonde on Blonde, liquida la pratica del folk revival e si lancia nell’ignoto, codificandone per sempre i tratti, ancora oggi, rivoluzionari. Disponibile in tre versioni, rispettivamente in 18 CD (599 dollari, edizione limitata a 5 mila copie), 6 CD (uno dei quali con tutte le session di Like A Rolling Stone, edizione Deluxe) e 2 CD (quella riassunta qui, The Best Of) 1965-1966 The Cutting Edge è Dylan nella sua age d’or.

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Il Best Of, pur nella stringatezza di 36 tracce (due delle quali peraltro già pubblicate ufficialmente), restituisce, take dopo take, la determinatezza di Dylan che ha ben chiaro dove vuole condurre le proprie canzoni (o dove farsi condurre da esse). “Non puoi immaginare cosa fossero quelle session” raccontava tempo dopo il chitarrista Mike Bloomfield “Non c’era nessun concetto. Nessuno sapeva cosa voleva suonare, nessuno sapeva che tipo di suono dovesse avere quella musica, nessuno tranne Bob, che aveva gli accordi e le parole e le melodie….Era come una jam session. Aveva un suono in testa”. Session che ora ascoltiamo così come le avremmo udite allora nella sala di controllo. Arte nel suo inevitabile divenire, registrazioni che contengono più di una gemma.

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Sin dall’inizio, come l’acustica Love Minus Zero/No Limit, doppiata poco più avanti da una acerba e ancora intatta She Belongs To Me. O le due versioni, tra le venti disponibili nell’edizione Deluxe, di Like A Rolling Stone. La numero 11, dove Dylan e la band stanno per impossessarsi definitivamente di quel magma elettrico che cambierà per sempre il concetto stesso di canzone, e la numero 5, diversissima, che si offre ad interessanti speculazioni. Cosa sarebbe successo, a Dylan a noi tutti, se invece di fermarsi dopo due minuti, Like A Rolling Stone fosse stata registrata e pubblicata così, un  valzer sbilenco dove le parole tirano per la giacca musicisti che sembrano intimoriti o, forse, soltanto confusi? Sorprende anche la versione di Just Like A Woman, con il cantato che prova a piegare un ritmo saltellante e, ancora, una fluida versione di Subterranean Homesick Blues, il delta blues in acido di Outlaw Blues suonata senza la batteria, l’aggressività sprezzante di Highway 61 Revisited e, soprattutto, di una Vision Of Johanna dura e squadrata.

Sono prove in tutta la loro incompiuta imperfezione, dove spesso non tutti sanno quello che stanno facendo, dove anche Dylan a volte si perde nell’urgenza di un testo che non vuole obbedire ad un tempo perfetto solo nella sua mente, ma costituiscono, anche nella versione abbreviata di questo doppio Best Of, uno straordinario capitolo della cultura del Novecento, colto nell’attimo della sua rivelazione.

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