Allen Toussaint, The Southern Knight, 1938-2015

Allen_Toussaint_promo_photo_1--620x349Due arresti cardiaci in successione, all’alba del 10 novembre.Il suo ultimo palco giusto la sera prima, al Teatro Lara di Madrid. E’ morto così, in tour, Allen Toussaint, il cavaliere del Sud, autore e produttore, arrangiatore e pianista, l’architetto del suono di New Orleans negli anni Sessanta e Settanta. Lo ricordo sul palco dell’Arena del Sole di Bologna, poco più di cinque anni fa. Ecco quello che scrissi allora.

Allen Toussaint Festival, Bologna, Arena del Sole 18 marzo 2010
Chi gli è stato al fianco, racconta di un Allen Toussaint felicemente incredulo di tanta benevolenza nei suoi confronti e, soprattutto, di quel cartellone che titolava a suo nome non un semplice concerto, ma un Festival. Quasi che il suo straordinario e limpido percorso artistico che lo ha visto, in oltre cinquant’anni, estendere la propria influenza da New Orleans ai villaggi globali del pop e del rock, fosse roba da niente. “I miei colleghi mi hanno invidiato quando ho detto che sarei venuto a Bologna, città ricca di storia. E’ la prima volta che vengo in Italia e sono contento di fare conoscere la mia musica, quella di New Orleans, la mia città, che tornerà più grande di prima”. E con la sicura eleganza di un vecchio signore del Sud, che gli consente di indossare sandali e calzini bianchi assieme a giacca (e che giacca quella sfoggiata sul palco) e cravatta, Toussaint ha attraversato i momenti pubblici, di incontro con la stampa e con il pubblico, prima del concerto serale.

Con lui Don Byron, eclettico clarinettista e sassofonista di New York, chiamato da Joe Henry lo scorso anno per le session di The Bright Mississippi, se non il primo album di Toussaint interamente jazz, sicuramente quello che lo ha riproposto alle più ampie platee mondiali. E proprio Don Byron, con l’ultimo dei suoi molteplici progetti, il New Gospel Quintet, ha aperto alle 19 del 18 marzo, il Festival, ultimo atto di questo mandato regionale dell’Assessore rock, Alberto Ronchi. Musicista dall’ampio background multigenere, che comprende Stravinsky e la musica klezmer, l’hip hop e il jazz, Byron ha avviato dallo scorso anno una personale esplorazione nella musica gospel, attingendo prevalentemente dal repertorio di Thomas A. Dorsey, dal quale ha riproposto palpitanti versioni di It’s My Desire e Precious Lord. Con la splendida voce di DK Dyson e il pianoforte di Frank Wilkins, sorretto dalla ritmica pittorica di Pheeroan Aklaff e dal basso parlante di Brad Jones, nei quasi novanta minuti di concerto, Byron ha compiuto un emozionante viaggio nella musica del diavolo. Una musica continuamente sospinta al di là dei confini di genere dalle fughe free form di clarino e dai break di pianoforte, ma riportata verso la sacralità del gospel dalle tante voci di DK Dyson, semplicemente straordinaria nel bis conclusivo di Precious Memories.

DSCF5908

Giusto il tempo di mangiare qualcosa e sul palco dell’Arena del Sole, alle 21.30, sale Allen Toussaint e con lui il suono, o meglio i suoni di una intera città, la sua New Orleans. Alla guida di un quintetto nel quale ha spiccato il sax di Brian Cayolle, Toussaint sin dalle prime note ha stabilito una magica relazione con il pianoforte, dal quale non ha mai staccato lo sguardo per quasi due ore, accarezzandolo e martellandolo, cavandone, con un tocco tanto personale quanto raffinato, sensualità e potenza in un gioco di specchi stilistici nei quali era facile intravvedere Professor Longhair e Monk, ma anche partiture classiche. E della sua New Orleans, Toussaint ha portato a Bologna non solo il ritratto di The Bright Mississippi, ma anche l’anima più moderna e contaminata che lui stesso ha contribuito, dagli anni ‘60, a delineare. Pagine a volte irresistibili, tra soul, funk e pop, come Shoorah Shoorah e Soul Sister, che hanno preceduto quelle del recente album, introdotte da Egyptian Fantasy (di Sidney Bechet), che ha segnato il ritorno sul palco di Don Byron. A lui, e all’interplay con l’altrettanto ispirato Cayolle, Toussaint ha affidato le maggiori responsabilità soliste, giocando con i due ottoni nella ricostruzione di un universo sonoro senza tempo, e riuscendo spesso a far dimenticare che sul palco, a differenza di quanto avveniva in The Bright Mississippi, non c’erano la chitarra di Marc Ribot e la tromba di Nicholas Payton.

DSCF5823

Un lungo blues, reinventato da Toussaint con piccole fughe tra bordello e sala da concerto, che ha toccato i suoi vertici nelle riletture di Day Dream (con un ispirato Byron al sax), Just A Closer Walk With Thee (a due voci con il clarino di Byron) e The Bright Mississippi, chiosato nella parte finale di concerto ancora dal soul di What Do You Want The Girl To Do, Yes We Can Can, Southern Nights e dallo splendido strumentale jazz Ruler Of My Heart. Il doppio bis, aperto da una Long Long Journey come sarebbe piaciuta a Charles Brown, è tutto per Toussaint, che lancia il pianoforte in una lunga improvvisazione che approda a City Of New Orleans, scritta da Steve Goodman e portata al successo, quasi quaranta anni fa, da Arlo Guthrie. Sotto il palco, a guidare la danza finale, una scatenata DK Dyson.

Pubblicato originariamente su JAM

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...