David Gilmour – Rattle That Lock (Columbia, 2015)

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C’è un tema dichiarato, ma sotterraneo e sfuggente, che tiene assieme le dieci nuove canzoni (quattordici nella edizione De Luxe) di Rattle That Lock, quarto album solista di David Gilmour. E’ il racconto di un giorno nella vita di un uomo, la cui identità è lasciata nell’indeterminata universalità del progetto artistico. L’album si apre, infatti, con uno strumentale dai colori del risveglio, 5.A.M, poche distillate e prolungate note di chitarra (quella chitarra) distese su un tappeto di tastiere che galleggiano estatiche, senza mai scendere nella profondità di paesaggi sonori solo abbozzati.

Così come, allo stesso modo, è ad un brano strutturalmente simile che Gilmour affida il finale d’album, And Then…, nel quale la sua chitarra scivola lungo una melodia che ha i colori dell’elegia, sfumata in un fading che la lascia irrisolta, ambiguamente sospesa tra silenzio e preludio. Sono, entrambi gli strumentali, variazioni sul tema di Shine On You Crazy Diamond, una coincidenza che non è solo strettamente musicale, ma anche tematica. E il tema è quello dell’assenza.

Nel ricordo della madre in Faces Of Stone, rievocata in un momento doloroso e lontano nel tempo, canzone dall’orchestrazione complessa e raffinata, squarciata da un assolo che è un piccolo capolavoro di misura e lirismo, e in quello dell’amico Richard Wright, al quale era dedicato The Endless River ultimo lavoro dei Pink Floyd, nella successiva A Boat Lies Waiting. Qui sono poche note del pianoforte di Gilmour a condurre una melodia carica di rimpianto, giocata assieme alle voci di David Crosby e Graham Nash. Un canto che si interrompe quasi bruscamente, nella ineluttabile accettazione di quel viaggio senza fine intrapreso da Wright, la cui voce, poco più di un eco sommessa, sbuca inaspettata e per una breve frase, alle spalle del pianoforte. Passato e presente, così come in The Endless River, si sovrappongono. Oltre alla voce di Wright, al passato appartengono infatti la frase pianistica che regge la canzone, registrata 18 anni fa, e, per un attimo, la risata dell’allora neonato figlio di Gilmour.

David Gilmour - Clam Castle - Klam nr Linz - Austria (53)

Un passato che riemerge almeno in un paio di altre occasioni. Nella jazz ballad The Girl In The Yellow Dress, pronta già da una dozzina di anni, insolito esercizio di stile per il chitarrista dei Pink Floyd, e nel funk dance anni Ottanta di Today, collage operato dal produttore Phil Manzanera di tre brani che Gilmour aveva messo, forse con buona ragione in naftalina. Anche la drammatica In Any Tongue non riesce a scrollarsi di dosso la polvere, sia pure dorata, del passato di Gilmour, sulle onde della stagione più popolare dei Pink Floyd tra Settanta e Ottanta. Segnali, questi, di una evidente discontinuità creativa, che si ritrovano anche nella title track, la cui origine, come noto, deriva dal jingle delle ferrovie francesi, nello strumentale Beauty, e nella maccartiana Dancing Right In Front Of Me, nella quale Gilmour infila un elegante solo di piano jazz.

Forse non è una giornata nella vita dell’oggi settantenne David Gilmour, ma i temi che ha scelto per raccontarla, il tempo alle nostre spalle e le persone lasciate lungo la strada, li frequenta certamente e non da oggi.

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