Carl Hall – You Don’t Know Nothing About Love: The Loma/Atlantic recordings 1967-1972 (Omnivore Recordings, 2015)

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Con una estensione vocale di quattro ottave, Carl Hall era negli anni Cinquanta il più grande soprano maschio della scena gospel. Un dono naturale al quale il giovanissimo cantante, non ancora maggiorenne quando venne scritturato per la prima volta da Raymond Rasberry per i suoi The Raspberry Singers, abbinava una potenza espressiva che era diretta derivazione di una fede tanto nella religione, quanto nella forza salvifica del canto.

Questa voce drammaticamente femminile, che funzionava così bene nel gospel, trasferita dalla chiesa alla strada, divenne invece il più grande ostacolo all’affermazione popolare di Carl Hall che per una dozzina di anni, tra i Sessanta e i Settanta, tentò, praticamente senza esiti, una carriera solista da soul singer. Dai primi singoli per la Mercury, ai quali contribuì anche Quincy Jones, a quelli finali per la Atlantic, la carriera di Carl Hall è contrassegnata da una ricerca, continuamente frustrata, delle canzoni e degli approcci giusti per vincere la riluttanza degli executive delle case discografiche.

You Don’t Know Nothing About Love copre la stagione più cospicua e produttiva di Carl Hall, segnata dalla partnership con Jerry Ragovoy, con la Loma Records prima e con la Atlantic poi, un totale di diciannove tracce delle quali solo sei pubblicate. A cominciare dalla splendida title track, scritta da Ragovoy e incisa come singolo nel novembre 1967, abbinata alla successiva Mean It Baby, che, assieme all’accoppiata The Dam Busted/I Don’t Wanna Be (Your Used To Be), il secondo 45 giri per la Loma, del 1968, costituisce il piccolo ma più prezioso lascito di Hall alla storia della soul music.

Nell’alternanza di generi e di approcci stilistici, comunque e sempre contrassegnati dalla straordinaria eccessività di Hall, per natura e sensibilità incapace di rinchiudersi nella rassicurante prevedibilità degli schemi melodici e nella scandita pianificazione dei pattern ritmici, si legge tanto il talento e la passione quanto la testarda rincorsa di una propria dimensione, riconosciuta, di interprete. Non a caso, il suo ultimo singolo per Atlantic, uscito nel 1972, è una rilettura a nervi scoperti di Somebody To Love, consegnata alla storia del rock, cinque anni prima, da Grace Slick.

La ricca collezione di brani e demo inediti racchiusa in questa antologia comprende reinvenzioni, spesso superlative, dai Beatles (The Long And Winding Road), dal repertorio di Ragovoy (la Time Is On My Side che i Rolling Stones ripresero da Irma Thomas), da Sammy Davis jr (What Kind Of Fool Am I per sola voce e piano), ma soprattutto gemme sconosciute come It Was You (That I Needed), proposta in due diversi take, la potente Sometimes I Do, e Dance, Dance, Dance, il Brill Building sound secondo Carl Hall.

Nel 1972 Hall contribuisce in due brani all’album Attica Blues di Archie Shepp, sotto lo pseudonimo di Henry Hull, pubblicando l’anno dopo, ancora con la produzione di Ragovoy, un 45 giri per la Columbia. Da allora sino al suo ultimo singolo, un 12 pollici disco music scritto e autoprodotto nel 1987, solo apparizioni in alcune produzioni di Broadway e nella versione cinematografica di Hair. Muore per AIDS nel 1999.

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