Bill Gable – No Straight Lines (Autograph Records, 2015)

No Straight Lines Album Cover (high res)

Sono rare le tracce discografiche lasciate da Bill Gable, uno che in verità di strada ne ha fatta parecchia, tanta da aver aperto i concerti di Bruce Springsteen quando il pubblico del Boss stava ancora dentro a tre cifre. Solo due, infatti, e ben distanziati tra loro, gli album solisti che precedono questo No Straight Lines, autoprodotto e pubblicato in proprio. Studi classici, pianoforte e violoncello, una laurea in letteratura e un passato con gli Yellowjackets, Gable è, assieme, musicista e viaggiatore, non necessariamente in quest’ordine, e No Straight Lines ne è l’elegante taccuino di viaggio.

Composte nell’arco di una decina d’anni, le undici canzoni di No Straight Lines sono il distillato di un lungo girovagare tra Fes, Lisbona e Andalusia, di suggestioni letterarie, Lorca e Pessoa e di un paziente lavoro di sublimazione. Un disco dai forti accenti mediterranei, particolarmente evidenti nei frequenti richiami al flamenco e a sonorità nordafricane, intrecciati ad una scrittura complessa, dai tratti ritmici jazzistici e da aperture melodiche di elegante soul bianco.

Una complessità che malvolentieri si piega a categorizzazioni di comodo, ma che nello svolgimento dei singoli brani assume, invece, caratteri di armonica semplicità. Ampio lo spettro delle voci strumentali, affidate in prevalenza a jazzisti di Los Angeles, centellinate con sapienza, ma alle quali, di volta in volta, Gable affida importanti responsabilità di conduzione, in particolare al pianoforte di Larry Goldings e alla chitarra flamenco di Manuel Gutierrez, in un perfetto gioco di specchi con il proprio canto, duttile e garbato, capace di incarnare la passione del flamenco, il battito nervoso di un jazz latino, la nostalgia di una samba, le nuance sensuali di un pop soul d’antan.

Chitarre portoghesi, flauti marocchini, clarinetti turchi e cajon, dialogano in un magnifico crossover jazzistico, con trombe e chitarre fretless, bassi acustici, percussioni sudamericane e archi argentini, lungo partiture che potrebbero vivere anche indipendentemente dal canto di Bill Gable. Ma che del canto costituiscono, invece, una intima estensione costitutiva.

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2 risposte a “Bill Gable – No Straight Lines (Autograph Records, 2015)

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