David Clayton-Thomas – Combo (Antoinette Music, 2015)

David Clayton-Thomas_Combo_Cover_

L’anno, 1968. Il luogo, Steve Paul’s Scene sulla 46° Strada a Manhattan, New York City. Qui hanno suonato Hendrix al ritorno da Monterey e i Doors per tre settimane di fila, i Velvet Underground condotti da Andy Warhol, i Pink Floyd. Quella sera, quella che ci interessa, la house band ha un cantante grande e grosso, uno sconosciuto con un paio di singoli di successo con una band, The Bossmen, che nessuno qui ha mai sentito nominare. E’ canadese, come quella band, e anche se nessuno lo sa, è negli States da clandestino, senza permesso di lavoro.

E quella sera, allo Steve Paul’s Scene, mischiata tra la folla c’è anche lei, Judy Collins la nuova regina del folk. Judy Blue Eyes è con un tipo, un batterista di nome Bobby Colombi. Bobby ha fondato una band, Blood Sweat & Tears, già allo sbando dopo un solo album con Columbia. Sta cercando un cantante e qualche ragione per continuare, il frontman sconosciuto è l’uomo che ha tutte le risposte.

david-clayton-thomas-blood-sweat-and-tearsComincia così la storia di David Clayton-Thomas, nato in Inghilterra ma cresciuto a Toronto, un rebel kid sempre dentro e fuori dai riformatori canadesi, formatosi con Ronnie Hawkins e John Lee Hooker. Un animale da palco, lo descriverà Clive Davis, allora presidente della Columbia, “una perfetta combinazione di fuoco e di emozione”che marcherà l’age d’or dei Blood Sweat & Tears, continuando ad incarnare poi per decenni le diverse riproposizioni della band.

Tutto questo c’era una volta solo per avvicinarci alla scaletta di Combo, una manciata di standard jazz consumati da abuso di cover, tenendo a mente che David Clayton Thomas non è, per carriera e talento, un crooner convenzionale.

Nel ristretto di una formazione a cinque da jazz club, nella quale svetta il pianoforte di Matt Kieswetter, Clayton-Thomas si gioca tutto il mestiere gigioneggiando con le ovvie Stormy Monday Blues e As Time Goes By, accenna qualche ruggito nel funk di The Glory Of Love, duettata con Genevieve Marentette, e prova anche ad affrontare con misura riletture per lui non abituali da Nat King Cole, Nature Boy e When I Fall In Love.

Ma è ancora il passato a condizionare il presente di Clayton-Thomas, e non potrebbe essere diversamente. Dal repertorio Blood Sweat & Tears, infatti, il cantante recupera God Bless The Child di Billie Holiday, ma diversamente dalla irriverente e spavalda versione registrata con la band nel 1968, qui Clayton-Thomas si piega alla scrittura originale, cercando e trovando, nel dialogo con il solo pianoforte, una propria intima significazione.

Se manca di coraggio, Combo non soccombe tuttavia alla prevedibilità. A ben guardare, sotto al gessato e alla camicia di seta da crooner di Clayton-Thomas, spunta ancora qualche frangia di cuoio nero. In fondo, il rebel kid non è mai andato via.

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Una risposta a “David Clayton-Thomas – Combo (Antoinette Music, 2015)

  1. Rieccomi! A proposito di jazz, ho trovato questa canzone davvero fantastica:

    Mi piace soprattutto l’ assolo di trombetta che si sente alla fine, perché fino a quel momento stavamo ascoltando una canzone reggae, e all’improvviso salta fuori questo strumento così retrò, che aggiunge appunto un inaspettato e delizioso tocco jazz. Piace anche a te?

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