Mr. Blues and Mr. Rock – The cool double life of Dirk Hamilton

hamilton s, dirk

In Italia è Mr. Blues, in America è Mr. Rock. “Questa mia doppia vita, a parte i cronici problemi economici, è dannatamente cool! Anche se negli States ora sono più un errabondo poeta menestrello. E’ troppo difficile di questi tempi mettere assieme e soprattutto mantenere una band, cosa che probabilmente prima o poi farò di nuovo”.

Di fronte a me, seduto ad un tavolo di un bar in una frizzante sera di giugno, Dirk Hamilton, un veterano, come dicono dalle sue parti, appena sceso da un palco dove, assieme a The Bluesmen, ha appena messo in scena il suo avatar italiano, una potente e viscerale incarnazione di blues shouter, con qualche libertà di contaminazione. “In verità, qui in Italia, blues è un termine molto generico. In America Dirk Hamilton and The Bluesmen non sarebbero definiti una blues band. In America blues è una categoria strettamente definita, pura. Blues è qualsiasi cosa faccio, in un modo o nell’altro, compreso vivere”.

Cominciato quasi per caso, oltre una decina di anni fa, il progetto che vede Hamilton assieme alla band ferrarese, è diventato nel tempo molto più di una avventurosa touring band per le lunghe estati italiane. Con tre album alle spalle, Dirk Hamilton and The Bluesmen sono oggi una band a tutti gli effetti, con un repertorio di brani originali condivisi e qualche cover non scontata. E anche, tanto per ricordarci che Dirk Hamilton negli States è altro, e da una vita, qualche vecchia pagina del suo songbook. Una vita da indipendente, anche quando in tasca aveva il ticket di una major, oggi alla vigilia dei quarant’anni di carriera, avviata in California nel 1976 con il visionario debutto per la ABC di You Can Sing On The Left And Bark On The Right.

E una vita di palchi, come quello di questa prima sera dell’estate che sta arrivando, nella periferia bolognese, o come quello che, qualche mese fa, lo ha visto accanto a dozzine di star o quasi star della scena californiana degli anni ’80, in un grande concerto benefico a favore della ricerca sull’autismo, nel quale è stato rimesso in scena l’intero White Album dei Beatles. The Continuing Story Of Bungalow Bill la canzone scelta per la serata, rintracciabile anche sulla rete. Ed è ironicamente curioso vederlo accanto ai protagonisti di quella stagione musicale che, assieme al punk, decretò la messa al bando dei songwriter.

“E’ stato molto divertente. C’erano artisti famosi, altri quasi famosi e altri ancora che non lo sono mai diventati. Ma la cosa divertente era che a nessuno sembrava importare un fottuto niente di ciò che era stato. A dire il vero mi sa che a qualcuno, in realtà, importava, ma posso solo dire che mi dispiace per loro. Nel backstage ho conosciuto l’attrice che interpretava il ruolo di Meredith nella versione americana della sit com televisiva The Office, la migliore che sia mai stata realizzata. Non mi ricordo il suo nome (Kate Flannery, nda), ma nella serie televisiva interpretava il personaggio di una orribile vecchia bagascia, mentre nella vita reale è una donna bella, intelligente e divertente. E io le sono stato attorno adulandola, facendole complimenti esagerati su quanto era brava, quanto era bella quella serie televisiva, quanto bravi fossero tutti gli attori. Non mi ricordo di aver mai fatto una cosa simile con qualcuno prima di allora. Ma l’ho fatto con lei. Comunque, quello che volevo raccontarti, è che il direttore musicale del concerto, Rob Laufer, è un mio fan ed è stato lui a chiedermi di partecipare al concerto. E’ stato un vero piacere, per me. C’era una sezione di ottoni, gli archi, un coro e una band, tutti professionisti di classe mondiale. Una trentina gli artisti che hanno interpretato una canzone ciascuno. Alla fine del concerto eravamo oltre in cinquanta sul palco. Una bellissima cosa, anche perché sono stati raccolti un bel po’ di soldi per la lotta all’autismo. E Rob Laufer ora sta lavorando con me al mio nuovo album, come produttore”.

Qualche anticipazione del prossimo album, di nuovo californiano come un tempo, Dirk Hamilton la svelerà anche nei concerti italiani, in particolare in quelli nei quali vestirà nuovamente i panni del poeta menestrello. Una l’ho sentita, dal titolo inusuale, ma non per Hamilton, di Gladiola. “Dici che è insolito? Chi è Gladiola, mi chiedi. Potrebbe essere una donna. Un fiore. Potrebbe essere una nave o una navicella spaziale, o anche un tipo di caramella! Le canzoni mi arrivano in tanti modi diversi. A volte sono alcune parole, oppure è una melodia. Oppure mi metto a frugare nel buio, finchè non trovo qualcosa e allora vado a vedere cos’è o cosa potrebbe essere. Questo è dannatamente cool!”

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