David Corley – Available Light (CRS, 2015)

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In Available Light tutto, dalla voce aspra, profonda e affaticata di David Corley, ai colori strumentali e agli arrangiamenti che ne esaltano il phrasing confidente, alle storie che intrecciano vita vissuta e buone letture, suona come un’eco, o meglio un’onda sonora rinchiusa per decenni e ora finalmente liberata, intatta.

Quello che si svolge lungo le dieci tracce di Available Light, infatti, è uno storytelling che attraversa una lunga sequenza di stagioni, per la precisione cinquantatre anni, tanti quanti Corley ne ha attesi per pubblicarlo. Una vita intera che ora riempie di sé, nel bene e nel male, l’album, che segna così il debutto del suo autore.

Americano dell’Indiana, Corley riverbera sin dalle sdrucite e rauche profondità del proprio cantare, poggiate su un rude timbro baritonale più colloquiale che declamato, vicino a quello di vecchi rocker come Jon Dee Graham, tutto il tempo e le scelte di una vita che si lascia percepire irrequieta. E le dieci canzoni di Available Light sono lì a tentare di distillarne il senso, ma anche gli errori.

La narrazione di Corley, confidenziale anche quando il canto alza i volumi e le rughe del tono diventano più spesse e profonde, tradisce una sicura consuetudine che viene facile immaginare quale l’esito di una lunga frequentazione, una vita appunto, tanto dei temi quanto dei modi per raccontarli. E accanto alle qualità soggettive di storyteller di Corley, un personale distillato dei tratti distintivi rock blues di songwriter come Lou Reed e Tom Waits, Available Light mette in scena un recupero, neanche tanto attualizzato, di scenari sonori di cristallina matrice Seventies, che contribuiscono a fare di quest’album una sorta di instant classic.

Non è nostalgia, né il recupero (in)cosciente degli stilemi di una stagione cantautorale alla quale sempre più spesso nuovi autori si affacciano. Qui l’adesione pare, invece, inevitabile, naturalmente e intimamente connessa alla individualità, personale ed artistica, di Corley. Ricco di plettri cristallini, pianoforte, organo Hammond e tastiere vintage, un complesso di voci strumentali punteggiate con garbo e misura dal produttore, il canadese Hugh Cristopher Brown, e in parte anche dallo stesso Corley, Available Light mette sul piatto il valore, assoluto ma rischioso, della verità.

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