Black Oak Arkansas – The Complete Raunch’n Roll Live (Real Gone Music, 2015)

RNRL

Quando, nel febbraio 1973, la ATCO pubblicò Raunch’n Roll Live, un LP singolo con sette canzoni, i Black Oak Arkansas erano una delle southern boogie band più fragorose, soprattutto dal vivo, dove l’energia collettiva e la presenza scenica del loro frontman, Jim “Dandy” Mangrum, spazzavano via la grana grossa del loro hard boogie e nobilitavano le sgangherate scivolate freak nella country music.

Con tre album alle spalle ed un quinto praticamente già pronto, pubblicato pochi mesi dopo Raunch’n Roll Live, in soli tre anni i Black Oak Arkansas condensarono il senso della loro avventura discografica, replicata e stemperata sino oltre il giro di millennio, tra decine di cambi di formazione e rideclinazioni del logo della band. Questo doppio CD, che rende nuovamente disponibile l’edizione limitata pubblicata otto anni fa dalla Rhino Handmade, restituisce nella loro interezza i due concerti dai quali la ATCO trasse le sette canzoni di Raunch’n Roll Live, con diciassette brani inediti a fronte tuttavia di due scalette quasi sovrapponibili, e costituisce così il documento live definitivo della band al picco della propria carriera.

Ruvidi e volgari, ma pervasi da una cristianità più vicina alla sensualità gospel che ai precetti battisti dei bianchi, perennemente fumati o sotto acido, i Black Oak Arkansas di quei primi anni Settanta erano pura musica del corpo, basica nella approssimativa padronanza della grammatica sonora della loro cultura sudista, che intrecciava la tradizione ai nuovi orizzonti psichedelici, ma proprio per questo imprevedibile nel loro selvaggio accostamento. Tutto questo c’è ancora oggi, in questi due concerti, nelle accelerazioni di Fever In My Mind come nella spiritualità lisergica di Lord Have Mercy On My Soul, nelle movenze lascive ed esplicite di Hot Rod e nella volgarità semiseria di Hot And Nasty come nella rilettura affumicata di marijuana del classico inno sudista Dixie.

E davanti a tutti e a tutto Jim Mangrum, predicatore e provocatore, ambasciatore del bene e del male, front man eccessivo e vera forza trainante della band, dalla vocalità aspra e sgrammaticata. Un predicatore di campagna che avrebbe voluto essere un dandy. Lo aveva intuito anche il Re, Elvis Presley, quando gli suggerì di registrare una vecchia canzone del 1957 di Laverne Baker. Jim Dandy, pubblicata nel successivo High On The Hog, divenne il più fortunato singolo della band e la canzone che, da allora, identifica Jim (non più solo) Mangrum e i Black Oak Arkansas. The Complete Raunch’n Roll Live, invece, ne è il loro manifesto.

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