Van Morrison – Duets Re-working the Catalogue (RCA, 2015)

VM

Il duetto non è una operazione nuova per Van Morrison che in passato ha spesso condiviso le responsabilità vocali, anche di proprie canzoni. Da Georgie Fame a Mose Allison, da Tom Jones a Cliff Richard, da John Lee Hooker a Linda Gail Lewis, non è infrequente imbattersi, nella sua corposa discografia, in singoli brani o interi album condivisi con una seconda voce solista.

In questa occasione avrebbe voluto fare un CD doppio o addirittura triplo, tanti erano i brani e soprattutto gli ospiti cui guardava, con l’ambizione anche di rimettere mano al proprio catalogo. Tempi di lavoro e disponibilità degli ospiti hanno fermato lo score, invece, a 16 brani e altrettanti duettanti. E, tutto sommato, va bene così.

Per riscrivere il proprio songbook Van Morrison ha scelto canzoni minori che coprono, tuttavia, uno spettro temporale di 42 anni, dal 1970 di Lord, If I Ever Needed Someone al 2012 di Born To Sing. Non un greatest hits, insomma, ma una retrospettiva che, almeno storicamente, ha una sua fondatezza oggettiva. Meno fondata, invece, appare la pretesa di riattualizzare questi 16 brani, la cui resa finale non è poi molto distante dalle versioni originali.

Di veri duetti, in verità, se ne ascoltano davvero pochi, con gli ospiti spesso relegati a lavorare di contorno all’esuberanza vocale di Van Morrison, peraltro in ottima forma. Accade con le grandi voci di Mavis Staples, in Lord, If I Ever Needed Someone, di Natalie Cole in These Are The Days, di Mark Knopfler in Irish Heartbeat, di Chris Farlowe in Born To Sing, di un redivivo PJ Proby in Whatever Happened To PJ Proby. E quando, invece, Van Morrison piega la canzone alla personalità del suo ospite, ne escono le versioni plastificate di Real Real Gone con Michael Bublè, Carrying A Torch con Clare Teal, Streets Of Arklow con Mick Hucknall.

Funziona meglio, invece, quando la canzone è tutta nelle mani dell’ospite, come accade in Higher Than The World, dove sono George Benson e la sua band a dettare il groove, o quando, in presenza di una seconda voce carismatica come quella di Bobby Womack, Van Morrison libera tutta la potenzialità soul di un brano come Some Piece Of Mind, già attualizzata peraltro negli anni Novanta da Tom Jones.

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