Da Cindy a Cidny

Cidny

Non ha vent’anni quando si trova a dover decidere tra Bob Dylan e la Rolling Thunder Revue, e il tour mondiale di Elton John. Era il 1975, e sceglie Elton John. Tre anni più tardi interpreta tre canzoni nella colonna sonora di Grease e arriva alle nomination dei Grammy, così come l’anno seguente, migliore voce rock con il suo album di debutto, Desire Wire.

Cominciava così la vicenda artistica di Cindy Bullens, proseguita sino ad oggi e caratterizzata da scelte di vita che ne hanno fortemente orientato le direttrici, influenzandone gli esiti. Un matrimonio lungo 22 anni, le figlie, una delle quali perduta a causa di una grave malattia, i nipoti, e l’oggi, con la transizione di Cindy in Cidny, la persona che aveva sempre sentito di essere, l’uomo che da sempre abitava il suo corpo di donna.

Tutto questo Cidny Bullens lo racconta in Somewhere Between, un one wo/man show, una performance teatrale multimediale per la cui produzione Cidny ha lanciato una campagna di crowfunding su Indiegogo, https://www.indiegogo.com/projects/somewhere-between-a-one-wo-man-show.

Ho intervistato Cidny qualche anno fa per JAM, poco prima della transizione. Ripropongo qui il testo dell’intervista.
Cindy Bullens
di Mauro Eufrosini

Non ancora ventenne, una rock girl dalla voce strepitosa appena sbarcata a Los Angeles dalla provincia del Massachussets, si trova a dover scegliere tra Elton John e Bob Dylan. Sembra un film, il film della vita di Cindy Bullens, oggi nonna felice ma sempre la stessa rock girl di allora.

“Ero a un party, ai Cherokee Recording Studios di Hollywood, dove sapevo che avrei trovato Elton. I proprietari dello studio, i fratelli Robb, erano miei amici, mi lasciavano frequentare gli studio e, all’occorrenza, cantare in qualche session di registrazione. Era un party per la stampa, per il nuovo disco di Neil Sedaka pubblicato dall’etichetta di Elton, Rocket Records. Sarei dovuta rimanere nella sala di controllo e da lì guardare il party, che si svolgeva nello Studio A, dall’altra parte del vetro, ma decisi di entrare. Dopo pochi minuti Elton si avvicinò a me. Pensavo che mi avrebbe buttata fuori, ma non lo fece. Parlammo invece per un po’, quindi una del suo staff mi chiese cosa facevo per vivere. La cantante, risposi. Qualche minuto più tardi mi offrì di andare in tour con Elton John! Due giorni dopo stavo provando con la band e ad una settimana esatta dal party ero sul palco con Elton. Tutto il tempo che ho passato con lui – 2 tour americani e 1 inglese, l’album Blue Moves e il singolo Don’t Go Breakin’ My Heart – è stata una esperienza incredibile. Ho imparato tante cose sul successo, sullo stare sul palco, sulla vita on the road. La gloria e le fregature. Elton mi prese sotto la sua ala ed è rimasto un caro amico, un sostenitore sincero della mia musica. Nel mio cuore ci sarà sempre un posto speciale per lui”.

E Dylan?
“Nel luglio 1975 ero al Greenwich Village a New York con Bob Neuwirth, T-Bone Burnett e Steven Soles. Eravamo arrivati da Los Angeles per suonare con Dylan per una settimana al The Other End. Lì incontrammo David Mansfield che aveva appena 17 anni e suonava qualsiasi cosa, Howey Wyeth, alla batteria, e Rob Stoner al basso. Poi arrivarono altri musicisti, come Mick Ronson, Joan Baez, Rusty Young, e la Rolling Thunder Revue cominciò a prendere forma. E io ero lì, con Bob Dylan e tutti quegli incredibili talenti. E avevo anche una mia canzone nello show. Dopo quella settimana a New York, tornai a Los Angeles. Ero pronta ad andare in tour con la Rolling Thunder Revue quando, quella notte fatale, incontrai Elton John. Mi trovai così a dover scegliere uno dei due. La mia vita non è mai stata noiosa. Mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la mia carriera se avessi scelto Dylan”.

Nel 1978 una nomination ai Grammy per 3 canzoni nella colonna sonora di Grease.
“La mia partecipazione a Grease fu inaspettata. Ricevetti una telefonata da Louis St.Louis, il direttore musicale del film. Mi disse che Bob Crewe mi aveva raccomandato come cantante e mi aspettavo di cantare i cori in una canzone o due. Invece mi affidarono tre canzoni come solista”.

L’anno successivo debutti con Desire Wire, con una seconda nomination ai Grammy come migliore voce rock per il singolo Survivor, seguito nel 1980 da Steal The Night. Poi 10 anni di silenzio artistico, il matrimonio e la nascita di due bambine. Da rock girl a madre di famiglia?
“Era davvero un bel periodo quando uscì Desire Wire. Ma la compagnia discografica (United Artist, nda) saltò per aria poco dopo. Steal The Night, pubblicato da una etichetta diversa (Casablanca, nda), non ebbe promozione e, come il precedente, venne dimenticato in fretta. Un terzo album, Reckless, non uscì mai. Ero frustrata. Decisi di sposarmi e avere figli. Non immaginavo che sarebbero trascorsi 9 anni per un nuovo disco, ma non rimpiango un minuto di quel periodo. La cosa migliore che ho fatto nella mia vita sono state le mie due figlie. E anche se la seconda, Jessie, è tragicamente scomparsa nel 1996 a soli 11 anni, non sceglierei per me una vita diversa. Oggi sono nonna di due bimbe di 1 e 3 anni. Quanto è figo tutto questo?”.

Il tuo ritorno alla musica passa da Nashville e il nuovo disco Howling Trains And Barking Dogs, riassume il tuo periodo nella capitale della country music. Anche se, a mio giudizio, è Cindy Bullens al 100%, più che un disco country.
“Sono andata a Nashville nel 1990 dopo aver conosciuto Radney Foster, Bill Lloyd e Emmylou Harris al concerto di tributo a Roy Orbison a Los Angeles. A quel tempo volevo ricominciare a scrivere canzoni, nonostante l’ennesima delusione discografica. Cindy Bullens, pubblicato l’anno prima dalla MCA, così come i precedenti, non aveva ricevuto alcuna promozione. Decisi di provare a scrivere assieme ad altri autori, su suggerimento di Radney e Emmylou, e il posto per farlo era Nashville. Nei successivi cinque anni trascorsi lì molto tempo lavorando con autori fantastici, alcuni dei quali sono sul mio nuovo album. Qualche mia canzone venne registrate da altri artisti, come Hammer And Nails, scritta con Radney Foster. Non sono una cantante country, non ho la voce giusta, ma amo le vere canzoni roots. Quelle di Howling Trains And Barking Dogs sono nate come canzoni country, ma poichè il mio background non è quello, suonano rock and roll. Inoltre le ho riarrangiate per cantarle io stessa. E’ stato un processo interessante, qualcosa che non avevo mai fatto prima”.

The Refugees, il tuo progetto collettivo con Deborah Holland e Wendy Waldman?
“Abbiamo appena completato le registrazioni del nuovo lavoro e siamo molto soddisfatte. L’album copre uno spettro musicale più ampio del primo. Rock, folk, country, americana, zydeco. E le canzoni sono molto belle. Speriamo di pubblicarlo nei primi mesi del 2011”.

Pubblicato nel numero 174 di JAM

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