Bob Dylan – Shadows In The Night (Columbia, 2015)

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Eccole, le tanto chiacchierate 10 canzoni selezionate da Dylan dal grande libro della canzone pop statunitense. Alcune sono celebri altre lo sono di meno, sono state scritte in un ampio arco di tempo tra gli anni Venti e Sessanta, e sono tutte, o quasi, canzoni d’amore. Lo celebrano, lo rimpiangono, ne testimoniano l’assoluta irrazionalità. Scritte con antico garbo, letterario e musicale, sono state tutte interpretate da Frank Sinatra nella pienezza della sua giovinezza artistica, negli anni Quaranta e Cinquanta (tranne una).

Se il recupero del Great Songbook americano è un genere musicale codificato e banalizzato, scorciatoia maestra per nuovi ginnasti del canto e vecchie lenze bollite, l’approccio scelto da Dylan, al contrario, è pieno di rischi e va diretto al cuore delle canzoni, simile per molti versi a quello caro a Willie Nelson. Arrangiamenti essenziali, una colorazione strumentale stringata ridotta a poche voci (una steel guitar, qualche tocco di archetto, il soffio sommesso di pochi ottoni, una ritmica soffusa) è quanto serve a Dylan per affrontare le melodie e riempirle di vita. Ridotte all’essenzialità, Dylan affronta le canzoni con umiltà concentrandosi sulla narrazione e rispettando le melodie, che scorrono indifese sospinte da una voce fragile, che non nasconde la propria età anagrafica, ma che da essa ricava, invece, verità e bellezza. E’ un crooning ruvido, certamente affaticato e talvolta sgrammaticato, che non ricerca ovviamente la perfezione formale definita da Sinatra, ma sa mantenerne l’intima qualità colloquiale, rinnovandone i toni e i contenuti.

La distanza, i decenni che separano queste cover dalle interpretazioni di Sinatra, ma soprattutto le diverse stagioni della vita nelle quali i due hanno cantato queste canzoni, gioca un ruolo. Riempie le canzoni di consapevolezze che solo la senilità, nel bene e nel male, può restituire, e detta il mood crepuscolare dell’album. E’ un ribaltamento prospettico, sottolineato già dalla decostruzione sonica, che volge al rimpianto ciò che nelle registrazioni di Sinatra era passione impaziente.
Dylan è già stato qui. E non ha il falso pudore di nasconderlo.

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5 risposte a “Bob Dylan – Shadows In The Night (Columbia, 2015)

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