Slater-Kinney, No Cities To Love (Sub Pop, 2015)

SK

A 10 anni dall’album più recente e a 9 dall’annuncio dello scioglimento, il ritorno delle Slater-Kinney è di quelli che non ti aspetti, ma sul quale, in fondo, speravi. Certo, la delusione era dietro l’angolo, perché essere riot grrrl dopo i quarant’anni, tra figli, famiglie e progetti solisti, non è una scommessa facile da vincere. E invece questo No Cities To Love, il loro ottavo album, non solo non delude, ma restituisce intatte l’energia e la libertà, di suono e di pensiero, delle tre ragazze.

“Il nostro scopo” ha dichiarato Corin Tucker a Rockol, “è fare musica politicizzata, dalla prospettiva di un gruppo di attiviste, parlare alla gente, diffondere significati reali”. E per farlo, riuscendoci, hanno lavorato sulla semplificazione, alla ricerca dell’incastro perfetto tra melodie e ritmi serrati, nell’interplay di chitarre sferzanti e affilate, mettendo in fila una manciata di canzoni sparate come una fucilata, potenti e contagiose, irriverenti e studiatissime. Uno sguardo sul mondo osservato dall’America, riflessioni che toccano l’economia, i nuovi modi di stare insieme e fare politica, le nuove povertà, ma anche il loro stesso futuro. Nessuno giura che sia una reunion fatta per durare, nemmeno loro. Noi, intanto, teniamoci stretto questo album.

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