Andrew Combs – All These Dreams (Loose, 2015)

Andrew Combs AllTheseDreams

Quando Roy Orbison scriveva le sue pagine immortali (due fra tutte, Only The Lonely e Oh, Pretty Woman) era nel mezzo dei suoi vent’anni, l’età giusta per avvicinarsi ai padri ispiratori e provare a mescolarne le carte, alla ricerca di nuove combinazioni. E una propria strada.

Andrew Combs di anni ne ha 27, e proprio a Orbison sembra guardare, al di là delle sue stesse (dovute) ammissioni. E accanto a Big O, anche ad una ampia schiera di pionieri della transizione della musica country al pop.

Tutto, in questo All These Dreams, secondo lavoro di Combs, guarda infatti ad un preciso periodo tra Sessanta e Settanta. Dai suoni lisci e levigati, alle orchestrazioni elaborate quanto basta per lasciare il giusto respiro alle limpide linee melodiche di un canto già maturo. Una rappresentazione in bianco e nero, capace tuttavia di una propria potenza espressiva, di un tratto distintivo che allontana l’ingombrante presenza dei (tanti) padri putativi. Sorretto da buoni ascolti, Combs dimostra non solo di padroneggiarli, ma anche di sapersi ritagliare una propria dimensione narrativa.

Se è presto per dire che questa sia la sua strada, non è azzardato invece scommettere che alla fine dell’anno, quando si stileranno le top ten di genere, si parlerà ancora di All These Dreams.

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