80 anni di Elvis

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East Tupelo, povera cittadina nel Mississippi rifugio di coloni e mezzadri in cerca di lavoro, è conosciuta come la più dura di tutto il nord dello Stato. L’anno è il 1935, il giorno l’8 gennaio e a poche ore dal sorgere del sole, in una piccola casa di due stanze sulla Old Saltillo Road, nascono due gemelli.

Il secondo, Jesse Garon, non sopravvive ma la sua morte accompagnerà per sempre la vita del primogenito, Elvis Aron (come scriverà il dottor William Robert Hunt nel certificato di nascita) sul quale, invece, pesa già una condanna all’immortalità.

Oggi, 8 gennaio, Elvis Presley compirebbe 80 anni. L’immortalità, invece, ha preteso il suo sacrificio nel 1977, quando di anni ne aveva poco più della metà.

Ragioni celebrative e generoso corredo merceologico a parte, che significato ha ricordare che il Re del Rock and Roll avrebbe l’età giusta per essere il padre, o il nonno, di quanti, sulle piattaforme digitali ne saccheggiano oggi il repertorio ad uso e consumo di playlist usate e gettate con distratta frenesia? Oggi Elvis è oggetto di mostre, come quella inaugurata lo scorso dicembre a Londra (http://www.theo2.co.uk/venues/detail/elvis), e la sua casa di Memphis, Graceland, un museo.

Forse, festeggiarne la mai raggiunta senilità può aiutare allora ad andare oltre all’agiografia del merchandising. A riportarci a quella casetta in legno (essa stessa un museo, ovviamente), costruita dal padre con soldi avuti in prestito, una delle poche in tutta la città che in quel 1935 non aveva l’elettricità, perché i Presley non se la potevano permettere.
In quella casa Elvis vive solo tre anni, ma quelle assi di legno imbiancate, quel piccolo porticato disadorno, raccontano già di una storia meravigliosa.
Di un Re nato nel sudore e nella polvere. E delle sue ricchezze. Una musica mai sentita, un inno alla trascendenza della matericità. Perché di sudore e polvere sono fatti i sogni in rock and roll.

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