Necessario, a volte utile

WG

Woody Guthrie

E’ raro trovare, nelle pagine di carta come in quelle sparse nei cloud, riflessioni sul mestiere di cronista musicale. Ho letto con piacere, quindi, L’inutilità dell’aggettivo inutile, una riflessione (questa, invece, utilissima) che Claudio Todesco ha affidato a Mono, il suo autorevole blog (il link è nell’indice delle music pages).

Ciò che sostiene è vero, l’utilità non è dell’arte, attiene alla sfera pratica della nostra esistenza che è altro da quella estetica, cui le arti, per convenzione culturale, invece, appartengono.

Pure, lo confesso, sono ricorso anch’io a quell’aggettivo e, non me ne voglia Todesco, probabilmente lo rifarò. Perché se l’arte, la musica, si collocano nella dimensione epistemologica dell’estetica, gli artisti, spesso, no. Ne travalicano i confini, e con loro le proprie opere, immersi e sospinti dalle relazioni, dai contesti, dalle dinamiche e dai contrasti sociali e politici del mondo al quale affidano il proprio lavoro. Non sempre l’artista è innocente, spesso, invece, si sporca consapevolmente le mani e affida convinzioni, ideali, passioni, alla propria musica. Per utilizzarla, appunto, farne strumento al servizio di qualcosa d’altro e oltrepassando così, volontariamente, il confine dell’estetica. Una pratica nobilissima, peraltro, che affonda le proprie radici nelle stesse che hanno alimentato, nei secoli, la musica popolare.

E se il cronista è legittimato a non tener conto delle dichiarazioni di poetica dell’artista, perché l’arte esiste in sé e non può essere ridotta ad univocità interpretativa, deve, invece, prestare attenzione alle dichiarazioni politiche. E schierarsi, esprimere un giudizio, anche sulla utilità o meno alla causa rispetto alla quale l’opera viene ad essere strumento, travalicando, così come ha già fatto l’artista, il confine dell’estetica per concretarsi nella sfera politica, l’attività pratica di elezione.

La riflessione di Todesco, tuttavia, ricorda a noi cronisti musicali, la delicatezza del nostro mestiere, chiamati come siamo a danzare di architettura. La differenza tra un palazzinaro ed un architetto, infatti, sta proprio nella prevalenza dell’utilità sulla creatività.

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2 risposte a “Necessario, a volte utile

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