Pink Floyd – The Endless River (Parlophone, 2014)

Pink_Floyd_-_The_Endless_River_(Artwork)

Da giorni gira nei miei impianti stereo. L’ho ascoltato in auto, lasciando scorrere l’asfalto dell’autostrada lungo le maree di tastiere e chitarre, e poi negli hi-fi di casa. E al termine, e più tardi ancora, ne assaporavo la latenza, piacevole al punto da farmi venire voglia di rimetterlo ancora in circolo. Ma non riuscivo ad afferrarlo. Quelle maree mi circondavano, ma non sembravano condurmi in alcun luogo. Pure, era una deriva che continuavo a ricercare. Il perché l’ho capito qualche giorno fa e me l’ha spiegato, indirettamente, una bustina di Minerva di Umberto Eco. Raccontava Eco, con la consueta dotta arguzia, di quell’editor della Ollendorf che nel 1913, rifiutando il manoscritto del primo volume de la Recerche di Proust, lo liquidava con un motto divenuto poi, infaustamente, celebre. Si chiedeva, lo sfortunato lettore, perché l’autore impiegasse trenta pagine per descrivere il suo rigirarsi nel letto prima di prendere sonno. Ciò che gli sfuggiva, e che Eco promuove invece a pieni voti, è il piacere dell’indugiare, il gusto di farsi prendere per mano e arrendersi alle strategie narrative dello scrittore. E questo è quanto ci chiede, direttamente e con dovizia di strategie, la narrazione sonora di The Endless River. Un album che se tradisce, nella frammentarietà dei singoli episodi, la lunga e discontinua gestazione, proprio nella parcellizzazione dei temi e nel suo continuo fermarsi e ripartire sempre ad un passo dallo svelamento, alimenta la propria fascinazione. Una successione di stanze musicali che sfuggono alla randomizzazione dei device, una galleria di specchi sonori che sembra riportare costantemente al punto di partenza, ma che, invece, prepara con lenta e studiata determinazione alla dichiarazione finale, a quell’unica canzone che è il commiato non solo da Richard Wright, cui l’album è esplicitamente dedicato, ma anche da tutti noi. Come per la Recerche anche qui si consuma una attesa, definitivamente consolatoria, che va assecondata con lentezza, indugiando, appunto, con la risacca di maree sonore che, ora lo sappiamo, non torneranno mai più.

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4 risposte a “Pink Floyd – The Endless River (Parlophone, 2014)

  1. Complimenti per i tuoi gusti musicali. I miei sono più orientati verso il soul degli anni 70 e 80. Di quel periodo ricordo con piacere:

    Average White Band – Let’s go round again
    The Brothers Johnson – Stomp!
    The Commodores – Lady (you bring me up)
    Dan Hartman – Relight my fire
    Delegation – You and I
    Dynasty – Here I am
    George Duke – Shine on
    Odyssey – Going back to my roots
    Sharon Redd – Can you handle it?
    Skyy – Here’s to you
    Tavares – Heaven must be missing an angel
    Teena Marie – I need your lovin’

    Ascoltale: mi ringrazierai. : )

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    • Lietissimo di averti riportato alla mente dei bei ricordi!
      Nel mio blog puoi trovare tante altre canzoni: infatti quando replico ai miei commentatori spesso chiudo la risposta con il video di un brano inerente al concetto che ho appena espresso. Grazie a te per la risposta! : )

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  2. Pingback: David Gilmour – Rattle That Lock (Columbia, 2015) | music bin·

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